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Il caso Altalena

Setteottobre

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Il caso Altalena

Che cos’è

Il caso Altalena è uno degli episodi più drammatici e decisivi della storia israeliana. Nel giugno 1948, poche settimane dopo la proclamazione dello Stato, una nave carica di armi destinata all’Irgun viene bombardata dall’esercito israeliano su ordine del governo. A fronteggiarsi non sono Israele e un nemico esterno, ma due leadership ebraiche: quella di Menachem Begin, capo dell’Irgun, e quella di David Ben-Gurion, primo capo del governo e ministro della Difesa del neonato Stato.

Il contesto

Il 14 maggio 1948 nasce lo Stato di Israele. Nei giorni successivi gli eserciti arabi invadono il Paese. Nel pieno della guerra, Ben-Gurion avvia l’unificazione delle forze armate: Haganah, Palmach, Irgun e Lehi devono confluire in un unico esercito regolare, le Forze di Difesa Israeliane (IDF). L’obiettivo è chiaro: uno Stato sovrano non può tollerare milizie indipendenti.
L’Irgun, guidato da Begin, accetta formalmente l’integrazione, ma conserva una propria struttura organizzativa e una forte identità politica. In questo clima arriva dall’Europa la nave Altalena, acquistata dall’Irgun e carica di armi e volontari.

Cosa accade

Il 20 giugno 1948 l’Altalena approda inizialmente a Kfar Vitkin. Il governo pretende che tutte le armi vengano consegnate all’IDF. Begin chiede che una parte dell’arsenale sia destinata alle unità dell’Irgun, in particolare a quelle che combattono a Gerusalemme, che in quel momento non è sotto pieno controllo israeliano.
Il negoziato fallisce rapidamente. Ben-Gurion considera inaccettabile qualsiasi forma di autonomia armata. Per lui è in gioco un principio fondativo: lo Stato deve avere il monopolio della forza. Se un’organizzazione politica mantiene un proprio arsenale indipendente, la sovranità è compromessa.
Dopo scontri a terra, la nave si sposta verso Tel Aviv. Il 22 giugno l’artiglieria dell’IDF apre il fuoco. L’Altalena prende fuoco e affonda al largo della costa. Muoiono sedici membri dell’Irgun e tre soldati dell’IDF.

La scelta di Begin

In quel momento il rischio di guerra civile è reale. Molti militanti dell’Irgun chiedono di reagire. Begin, invece, ordina di non rispondere al fuoco contro l’esercito israeliano. La sua decisione è cruciale: evita uno scontro armato interno che, in piena invasione araba, avrebbe potuto distruggere il nuovo Stato dall’interno.

Le conseguenze politiche

Il caso Altalena sancisce definitivamente il principio del monopolio statale della forza. Da quel momento nessuna organizzazione armata indipendente può operare fuori dal controllo del governo. L’IDF diventa l’unico esercito legittimo.
L’episodio lascia però una ferita profonda nella società israeliana. Per anni sarà simbolo di divisione tra il campo laburista, erede di Ben-Gurion, e quello revisionista, erede di Begin. Due visioni dello Stato, entrambe sioniste, ma con culture politiche differenti.

Perché è decisivo

Il caso Altalena non è soltanto uno scontro personale. È il momento in cui Israele sceglie di essere uno Stato, non una federazione di milizie. La decisione di Ben-Gurion afferma la centralità delle istituzioni; la decisione di Begin di non reagire impedisce la guerra civile.

In sintesi

Nel pieno della guerra d’indipendenza, Israele affronta una crisi interna che avrebbe potuto essere fatale. Dallo scontro nasce un principio che resta fondamentale: in uno Stato democratico la forza armata appartiene solo allo Stato. Tutto il resto è milizia. E una milizia non può governare.


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