Fondato a Vilnius alla fine del XIX secolo, il Bund – Unione Generale dei Lavoratori Ebrei di Lituania, Polonia e Russia – fu il cuore socialista e laico dell’ebraismo dell’Europa orientale. Parlava in yiddish, organizzava scioperi, scuole, biblioteche, cori, e sognava un futuro di giustizia sociale senza rabbini né padroni.
Rifiutava il sionismo e la religione, ma non l’identità ebraica: voleva radicarla lì dove gli ebrei vivevano, nelle città operaie, tra le fabbriche e le tipografie, non in una terra lontana. Il suo slogan – doykeit, “qui-ismo” – diceva tutto: libertà e dignità qui e ora.
Distrutto quasi del tutto dalla Shoah e dal comunismo, del Bund restano la lingua, le canzoni, la visione di un ebraismo popolare e combattivo. Una sinistra senza patria, ma con un cuore enorme.
Il Bund (1897–1948)

