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Il Board of Peace e la politica occidentale

Il ruolo dell’Italia e della Germania nel complesso lavoro per neutralizzare Hamas

Lodovico Festa

Tempo di Lettura: 4 min
Il Board of Peace e la politica occidentale

In questi mesi di fronte all’attacco a Israele di personaggi tipo Francesca Albanese, o alla furia di giovani che hanno sfogato la loro rabbia diventando ProPal e alimentando una nuova ondata di antisemitismo, l’impegno di Claudio Velardi e del suo Riformista è stato formidabile, un mirabile aiuto a chi vuole resistere alla piega nichilistica che ha preso un’area non indifferente dell’opinione pubblica occidentale.

Anche in questi giorni invitando a riflettere sulla sostanza del Board of Peace, che comprende più o meno tutto il mondo islamico (meno gli stati legati al fondamentalismo jihadistico) e Israele, il monito del Riformista al salottismo italiano a ragionare sui fatti e non sulle mode, è stato esemplare.

Ma oggi proprio perché si sono create le condizioni per far fare un salto nella sistemazione di un’area cruciale per la stabilità globale, è necessario anche analizzare con cura i particolari (quei terribili particolari dove -come si dice- si nasconde spesso qualche diavolo) della situazione che si è aperta nell’area che comprende Israele e la Palestina (Striscia e Cisgiordania).

La provvidenziale batosta che prima Israele e poi gli americani hanno inferto all’Iran ha aperto un nuovo scenario: la Turchia, che prima giocava anche su un qualche rapporto con Teheran, si è impegnata, all’interno di questa nuova fase per un accordo solido con Riyad, arricchito da una relazione con il Pakistan che garantisce pure una copertura nucleare ai sauditi. Questo nuovo rapporto ottomano-arabo ha alla fine compreso anche un Egitto pur un po’ riluttante (sia per gli antichi legami di Recep Erdogan con i Fratelli musulmani, sia per le imprese messe insieme dal Cairo con Israele, Grecia e India) e ha ridato fiato anche all’Anp.

In questi sommovimenti mediorientali oltre alcuni evidenti rischi (che già avvertono curdi, emiratini e cittadini del Somaliland) ci sono certamente elementi positivi: una pace in una terra così sconvolta da decenni richiede la più ampia partecipazione internazionale possibile. Però non si risolvono i due problemi che rendono giustamente inquieti gli israeliani: il disarmo di Hamas e la garanzia che in Cisgiordania non si organizzino nuove trame antiebraiche.

Velardi cita l’ottimo lavoro fatto dal Civic-Militar Coordination Center (CMCC) soprattutto nel proteggere dai terroristi la distribuzione degli aiuti ai palestinesi di Gaza. Il direttore del Riformista poi ricorda come non ci si possa affidare a un’Onu il cuiSegretario Generale António Guterres, in questi giorni, ha mandato un messaggio all’Iran in occasione dell’anniversario della rivoluzione islamica del 1979, rivolgendo al presidente dei “massacratori di ragazzi” Masoud Pezeshkian, le sue più sentite congratulazioni per la Festa Nazionale della Repubblica Islamica.
Sia sul CMCC sia sull’Onu le considerazioni “velardiane” sono completamente condivisibili.

Però manca qualcosa ancora per gestire la complessa operazione nella quale, infine, il Board of Peace potrà avere una mirabile funzione nell’organizzare la ricostruzione della Striscia. Quel che manca è un’adeguata forza militare per disarmare i terroristi e per denazificare, cioè per sradicare la propaganda antisemita in tutta la Palestina, in modo di consentirle di diventare, nel medio periodo, uno stato normale e pacifico. In questo senso non andrebbero sottovalutati gli sforzi diplomatici, non solo di Giorgia Meloni, ma dello stesso Friedrich Merz. E va segnalato persino il risveglio di un Emmanuel Macron che si è reso conto come la sua stordita politica estera antisraelianastesse regalando il Nord Africa e il Medio Oriente ai turchi, e così ha mandato un significativo messaggio a Gerusalemme, chiedendo all’Onu di liberarsi di quella ben poco presentabile consulente giuridica che è l’Albanese.

In questa situazione che cosa si può concretamente fare? Un accordo dell’Unione Europea con la Lega araba per impegnare una forza militare che disarmi i terroristi e denazifichi tutta la Palestina? Uno straordinario intervento della Nato sempre coordinato con la Lega araba?
Non sta a un qualche giornalista indicare soluzioni troppo articolate, però, soprattutto gli amici di Israele, dovrebbero aiutare a trovare un concreto intervento che sblocchi la soluzione, non limitandosi ai pur significativi risultati raggiunti.


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