C’è chi a fine anno fa bilanci rassicuranti, chi si rifugia nelle buone intenzioni, chi parla di “complessità”. Noi no. Perché questo 2025, se lo si guarda senza filtri né ipocrisie, è stato un fiume in piena di antisemitismo feroce, di viltà travestita da neutralità, di complicità attiva mascherata da umanitarismo.
Abbiamo visto cortei propal inneggiare a Hamas senza nemmeno più il pudore della finzione, slogan gridati con la stessa naturalezza con cui si ordina un caffè, bandiere e striscioni che celebravano il 7 ottobre come se fosse un atto di resistenza e non un pogrom. Nessuno scandalo, nessuna indignazione vera. Al massimo qualche distinguo imbarazzato, utile giusto a salvare la faccia. Abbiamo letto giornali che, giorno dopo giorno, non hanno perso occasione per nascondere la verità, manipolarla, smussarla, adattarla al proprio lettorato come si fa con un prodotto da scaffale. Titoli prudenti quando serviva chiarezza, enfasi quando volevano gettare sabbia negli occhi. Sempre con la stessa logica: non disturbare il manovratore, non contrariare il pubblico, non chiamare le cose con il loro nome.
E poi i luoghi di studio, le università, gli spazi che dovrebbero essere dedicati al pensiero critico, trasformati in teatri. Sul palco, a recitare senza contraddittorio, figure come Francesca Albanese, applaudite come coscienze morali mentre rovesciano slogan, semplificazioni tossiche e inversioni grottesche tra vittime e carnefici. Nessun dibattito, nessuna domanda scomoda. Solo una liturgia stanca, ma aggressiva.
È stato, insomma, un altro anno orrendo con però una coda che, almeno in parte, consola. Perché mentre l’ipocrisia parlava a voce alta, qualcosa si muoveva sottotraccia. E oggi sappiamo che una rete terroristica in Italia è stata finalmente scoperta. Non un’allucinazione, non un’esagerazione, non un’invenzione “islamofoba”. Una rete reale, concreta, operativa. È poco? No. È tardivo? Forse. Ma è un fatto. E in mezzo a un anno di viltà e complicità, anche un fatto vero, finalmente vero, vale come un promemoria: la realtà, ogni tanto, presenta il conto. Anche a chi ha passato dodici mesi a fingere che non esistesse.
Il 2025, un altro anno orrendo ma…
Il 2025, un altro anno orrendo ma…
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