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⌥ I “ragazzi d’oro” hanno imparato a spaccare tutto

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E così, sorpresa delle sorprese, l’attivismo buono e profondo ha cambiato tono. Fino a ieri erano ragazzi d’oro, coscienze sensibili, anime in marcia per la pace, intenti a spiegare che i veri violenti erano gli altri, quelli in divisa, armati di manganelli e di una legittimità da delegittimare a colpi di slogan. Oggi, gli stessi. Stesse piazze, stesse facce, stesso lessico. Ma con un dettaglio in più: teste che saltano, binari bloccati, città prese in ostaggio.

Tutto previsto. Perché quando passi mesi a raccontare che la violenza è sempre giustificata se “viene dal basso”, quando insegni che l’ordine è oppressione e la forza è emancipazione, prima o poi qualcuno prende la lezione sul serio. E la applica. Male, ma coerentemente.

Il problema non è la rifioritura. Il problema è la semina. È l’aver nutrito istinti che non hanno nulla di politico e molto di tribale, spacciandoli per impegno civile. È l’aver assolto preventivamente ogni eccesso purché ammantato di buone intenzioni e bandiere giuste. Poi però non fate gli indignati. Non funziona così.

Avete acceso il fiammifero e ora vi stupite dell’incendio. Complimenti davvero. Scale mobili, direzione prevedibile. E come sempre, in discesa.


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