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Il Punto. I Paesi Bassi tra rigore nordico e scosse politiche

L’Aia resta un perno dell’Unione europea e della Nato, mentre l’ascesa della destra sovranista ridefinisce gli equilibri interni

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Il Punto. I Paesi Bassi tra rigore nordico e scosse politiche

I Paesi Bassi continuano a esercitare un’influenza che supera di gran lunga le loro dimensioni territoriali, grazie a un’economia aperta, a un sistema istituzionale stabile e a una tradizione diplomatica che li colloca stabilmente al centro delle dinamiche europee. Tuttavia la fase politica più recente ha introdotto elementi di discontinuità che meritano attenzione, perché l’affermazione elettorale del Partij voor de Vrijheid di Geert Wilders ha messo in discussione assetti che per anni erano apparsi consolidati.

L’economia olandese resta una delle più solide dell’Eurozona, sostenuta da un settore logistico di primo piano che ruota attorno al porto di Rotterdam, il maggiore d’Europa, e da un tessuto industriale e tecnologico altamente competitivo, nel quale aziende come ASML giocano un ruolo strategico nella produzione di macchinari per semiconduttori. Secondo i dati della Commissione europea, il Paese mantiene indicatori di finanza pubblica relativamente stabili, pur dovendo fare i conti con l’impatto dell’inflazione e con le pressioni legate alla transizione energetica. Il modello olandese, fondato su apertura commerciale e disciplina fiscale, si trova però a gestire tensioni sociali legate al costo delle abitazioni e alla percezione di un’immigrazione fuori controllo.

Proprio su questo terreno si è innestato il successo di Wilders, che ha costruito la propria campagna su un discorso centrato sulla sicurezza, sull’identità nazionale e su un ridimensionamento delle competenze europee. La formazione del governo ha richiesto negoziati complessi, perché il sistema politico olandese si fonda su coalizioni e compromessi, e la presenza di una forza euroscettica di peso impone un delicato equilibrio tra retorica elettorale e responsabilità di governo. L’Aia resta infatti un attore profondamente integrato nell’Unione europea, non soltanto per ragioni economiche ma anche per il ruolo istituzionale che svolge come sede della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale, simboli di un multilateralismo che fa parte dell’identità del Paese.

Sul piano internazionale, i Paesi Bassi mantengono un legame stretto con la Nato e con gli Stati Uniti, partecipando attivamente alle missioni di deterrenza sul fianco orientale dell’Alleanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina. L’attenzione alla sicurezza si accompagna a una politica commerciale che guarda tanto al mercato europeo quanto ai partner globali, in un contesto in cui la competizione tecnologica con la Cina ha imposto scelte difficili, come le restrizioni all’export di tecnologie sensibili verso Pechino in coordinamento con Washington.

Nel rapporto con Israele, i Paesi Bassi hanno storicamente mantenuto relazioni economiche e scientifiche significative, pur assumendo in sede europea posizioni critiche su alcune decisioni dei governi israeliani riguardo ai territori palestinesi. Il dibattito interno riflette una società pluralista nella quale convivono sensibilità diverse, mentre le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza dopo episodi di tensione legati al conflitto in Medio Oriente.

La sfida che attende l’Olanda consiste nel conciliare la propria tradizione di apertura con le spinte identitarie emerse negli ultimi anni, senza compromettere la credibilità internazionale che ha costruito nel tempo. In un’Europa attraversata da trasformazioni profonde, l’equilibrio tra pragmatismo economico, coesione sociale e responsabilità internazionale rappresenta il banco di prova per un Paese che continua a essere un punto di riferimento, ma che non può considerare acquisiti i risultati del passato.


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