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I giovani del PD, il maiale e il sionismo

Sono loro il futuro della sinistra italiana?

Giuliano Cazzola

Tempo di Lettura: 5 min
I giovani del PD, il maiale e il sionismo

A Bergamo, in piazza Duomo, vicino all’omonima Cappella, domina sulla Città Alta la statua equestre di Bartolomeo Colleoni (1395–1475), condottiero e capitano di ventura al servizio della Repubblica di Venezia. A causa della rappresentazione di tre testicoli nel suo stemma araldico si dice che fosse affetto da poliorchidismo, un particolare anatomico di cui era molto fiero. Sappiamo che c’è anche una definizione più prosaica di questo fondamentale organo della riproduzione maschile (per il diritto canonico, il matrimonio è consumato solo se il marito, nell’atto sessuale, è in grado di produrre “verum semen a testiculis elaboratum”), che serve a definire una persona che non brilla di intelligenza e prontezza di spirito.

Può capitare, a questo proposito, che il doppio significato della versione vulgata della parola possa dare luogo ad equivoci. Si racconta che un celebre giocatore di calcio, Angelo Schiavio, di ritorno a Bologna dopo la vittoria della Nazionale Italiana nel campionato mondiale del 1938, fosse sollevato in trionfo dai tifosi che erano venuti ad attenderlo alla stazione e che lui continuasse ad urlare, alludendo a come era stato trattenuto: “Mi avete preso per un coglione”. E i tifosi, equivocando il significato che il campione attribuiva alla parola, gli rispondessero: “Ma no, tu sei Schiavio, un grande campione”, ritenendo che non gradisse quell’accoglienza solo per modestia.

A Bergamo, sicuramente i giovani del Pd non soffrono di ipertrofia dei testicoli, ma sono senza alcun dubbio affetti dai limiti mentali attinenti all’altra interpretazione della parola stessa. E, come tutti i coglioni, non se ne rendono conto, esibendo un’arroganza pari soltanto alla loro stupidità, perché – come diceva la madre di Forrest Gump – “stupido è chi stupido fa”. E loro sono stupidi perché fanno gli stupidi.

E sono recidivi: i giovani rampolli bergamaschi di Elly Schlein si fecero riconoscere quando l’associazione Italia–Israele di Bergamo aveva organizzato una iniziativa dal titolo “La pace è possibile?”. L’ospite principale della serata era Emanuele Fiano, ex deputato del Pd e presidente dell’Associazione Sinistra per Israele, appartenente a una famiglia sterminata ad Auschwitz con un solo superstite, il padre Nedo, nobile figura nella lotta contro l’antisemitismo nell’Italia democratica. Fiano era reduce da una contestazione all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

I giovani dem bergamaschi contrapposero una manifestazione “autonoma”, intestata “Sinistra contro l’Apartheid”, per ribadire che “la comunità democratica non può e non vuole essere assimilata alle posizioni di pochi, che è per una pace giusta e che si schiera senza se e senza ma con gli oppressi”. Le motivazioni del gesto di questi rampolli del Pd del futuro erano impressionanti: “La sinistra – era scritto in un comunicato – non può dialogare con i ‘sionisti moderati’, ma deve farlo con gli antifascisti e antisionisti”. Le opinioni di Fiano, aggiungevano i Gd bergamaschi, sono “legittime”, ma “rivendichiamo il diritto e il dovere di chiarire che non parla a nome nostro, né come sinistra né come Giovani democratici, e crediamo neanche come Partito democratico”.

“La nostra posizione è netta” – proseguiva l’ukase – “Pur ritenendo indispensabile dialogare con quella componente della società israeliana che oggi si oppone al genocidio, alle politiche di Apartheid e al progetto colonialista che è la genesi della tragedia palestinese, non si può negare l’evidenza che l’Israele di oggi esprime in maggioranza un sostegno popolare alle azioni dell’esercito e alla violenza esercitata sui palestinesi”. In sostanza, anche sugli israeliani “buoni” cadevano le colpe di quelli “cattivi”. Salvo il fatto che Fiano non era israeliano, ma cittadino italiano.

Di recente lo stesso trattamento, durante un’iniziativa alla locale università, è stato riservato a Giorgio Gori, già sindaco di Bergamo per due mandati, ora parlamentare europeo eletto nel 2024 con oltre 211 mila preferenze nel collegio Nord-Ovest. Il 23 gennaio 2026, l’ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori è stato duramente contestato da attivisti pro-Palestine all’Università di Bergamo. I manifestanti hanno interrotto l’evento con slogan violenti e frasi estreme, descritte da Gori stesso come un superamento del limite della libera espressione, scatenando polemiche per l’invocazione alla violenza (“spara al sionista”). E Gori non solo non è sionista, ma neppure ebreo.

In questo caso i contestatori non esibivano la ditta del Pd, ma non è necessario essere dem per essere anche coglioni. Evidentemente i giovani del Pd non intendevano perdere la primogenitura per un piatto di lenticchie e non hanno atteso molto per farsi di nuovo vivi. Lasciamo che sia Emanuele Fiano a raccontare, in una lettera al direttore del Foglio, la raccapricciante vicenda:

“Le scrivo perché nelle ultime ore mi sono trovato davanti a una frase che pensavo appartenesse a un’altra epoca, e invece circola oggi, in casa mia, nel campo politico a cui ho dedicato la vita: ‘Meglio maiale che sionista. Questo non è antisemitismo’. La firma è dei Giovani democratici di Bergamo, gli stessi che hanno manifestato contro la mia presenza a un incontro a Bergamo insieme a Luciano Belli Paci e Gabriele Eschenazi. Non le scrivo per chiedere solidarietà personale. Le scrivo perché qui il punto non è un diverbio interno, né una polemica social. Il punto è una domanda semplice, che rivolgo anche al mio partito: queste sarebbero le nuove leve del Pd? Qualcuno le forma, le guida, le corregge?”.

L’invettiva è corredata da un manifestino che riproduce la testa di un suino con tanto di elmetto delle SS. La cosa non è solo volgare, ma è un’esplicita confessione di antiebraismo all’ultimo stadio, perché erano i nazisti a negare la stessa natura umana degli ebrei. Inoltre, questi imbecilli rivelano di essere imbevuti di una subcultura semita (purtroppo in questo caso appartenente anche agli ebrei oltre che ai musulmani): ritenere che il maiale sia un essere impuro, mentre è un animale generoso di cui – come si dice nella mia regione, dove i maiali allevati e lavorati sono in numero maggiore degli stessi abitanti – “non si getta via niente”.


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