Alessandro Barbero è un popolarissimo professore, è stato professore ordinario di Storia Medioevale al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte. Il Professor Barbero è diventato popolare per la sua straordinaria capacità di raccontare la storia con un linguaggio semplice, con un tono di voce perfetto per le sue affollatissime conferenze e per i suoi seguitissimi PodCast. È corteggiato dai media, dalle case editrici, dalle banche. Intesa San Paolo sponsorizza le sue conferenze e i suoi PodCast, il gruppo Gedi, (La Stampa e La Repubblica), pubblica i suoi libri, la Rai produce le sue conferenze, La 7 ospita le sue rubriche, il Sole 24 Ore della domenica ospita i suoi editoriali. Insomma, una star con la straordinario capacità di avvicinare giovani e non giovani alla storia. Al tempo dei social, di Tik Tok e di Instagram, dei video che durano 1 minuto, le conferenze di Barbero su YouTube sono lunghe, divertenti e raccolgono milioni di visualizzazioni, l’@AlessandoBarberofanchannel ha più di 460 mila iscritti. Il problema, però, è che il prof. Barbero, quando lascia la sua comfort zone della storia medievale e della storia militare, soprattutto italiana, e si addentra nella storia contemporanea, perde il rigore scientifico e si fa prendere un po’ troppo dalla passione politica. Cioè smette divulgare la verità storica ma si avvia verso interpretazioni che lo costringono, perché siano credibili, a sfociare nel falso. Sarà che la sua straordinaria popolarità, abbastanza unica per uno storico divulgatore, gli abbia fatto perdere quel rigore scientifico che dovrebbe essere la base deontologica di chi insegna, sarà che il grande successo mediatico con determinate testate, politicamente molto orientate, gli abbia fatto perdere la necessaria cura per la propria reputazione, fatto sta che nella seconda edizione del 2024 del libro “La Storia: Progettare il futuro”, edito da Zanichelli per le scuole medie superiori (che il prof. Barbero ha scritto insieme a Chiara Frugoni e a Carla Sclarandis) vi è un capitolo dedicato a “Il conflitto irrisolto tra israeliani e palestinesi” dove gli autori raccontano agli studenti l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 a Israele: “quando l’ala militare di Hamas ha scatenato un attacco contro l’insediamento dei coloni israeliani, con il lancio di numerosi razzi e l’incursione di molti miliziani…”. Ora il Prof. Barbero e i suoi coautori, non possono non sapere che le zone dove sono entrati i terroristi di Hamas il 7 ottobre, i kibbutz, la basi militari, la città di Sderot, l’area del Nova Festival, non sono insediamenti e che in quelle zone non c’è nemmeno l’ombra di un colono, ma si trovano tutte all’interno dei confini israeliani stabiliti dall’ONU nel 1948. È evidente, quindi il rischio che corrono gli autori di trasmettere agli studenti il messaggio che il massacro del 7 ottobre fosse un atto giustificato dall’occupazione israeliana. Chissà se il prof. Barbero senta la responsabilità di formare quei ragazzi che, usciti da scuola, marciano nelle nostre piazze a celebrare il 7 ottobre come atto di resistenza palestinese, urlando Palestina libera dal fiume al mare, ovvero lo slogan della propaganda antisemita di Hamas, dell’Iran, degli Hezbollah, degli Houti, dei Fratelli Musulmani, che vuole cacciare gli ebrei dal loro paese. D’altro canto, il Prof. Barbero, esperto di Medioevo, ha più volte sostenuto, omettendo le tante scoperte che confermano il contrario, che le più recenti ricerche archeologiche fatte da coraggiosi archeologi israeliani, non hanno rinvenuto prove che testimoniassero la presenza del regno di Davide e Salomone nel X secolo a.C. e che il regno di Israele, raccontato dalla Bibbia, non sia mai esistito. Dunque, un pallino quello del professore. Si discute in questi giorni di come fermare il drammatico e crescente rigurgito antisemita, specie tra i giovani. Forse sarebbe già qualcosa se gli storici si attenessero al patto morale che li lega alla ricerca della verità, e che gli editori e la scuola controllassero la qualità dei libri di testo.
Fonte: Il Tempo, 21 gennaio 2026
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