Che fine ha fatto la punta di diamante di Hezbollah? I media arabi che pongono questa domanda si riferiscono all’unità Radwan che, dopo i raid israeliani di mercoledì, sarebbe dispersa tra Beirut e le zone di confine settentrionale con la Siria, mentre la sua presenza nel sud del Libano — storicamente il suo cuore operativo — risulta significativamente ridotta sotto la pressione militare di Tsahal.
Le informazioni provengono da briefing operativi diffusi dall’esercito israeliano e rilanciati dalla stampa regionale. Nel mirino — secondo la versione israeliana — dirigenti di Hezbollah, oltre ai membri della forza d’élite Radwan, ma anche postazioni di lancio, depositi di armi e centri di comando. L’obiettivo dichiarato è comprimere la capacità operativa del “Partito di Dio” lungo il confine settentrionale, ostacolando eventuali incursioni e la movimentazione di armamenti pesanti.
Secondo informazioni della difesa israeliana, l’unità Radwan avrebbe subito perdite pesanti negli ultimi mesi, con un organico sceso sotto le duecento unità. Non esistono conferme indipendenti. I combattenti rimasti sarebbero stati ridistribuiti tra Beirut e la fascia di confine con la Siria, mentre la presenza nel sud del Libano risulterebbe ridotta. Alcuni ufficiali israeliani indicano che la pressione militare ha costretto Hezbollah a operare in modo più disperso, aumentando la difficoltà di coordinamento tra le cellule presenti sul territorio.
Intanto, sul terreno, Tsahal ha modificato il proprio dispositivo con alcune divisioni che hanno assunto nuove posizioni nel settore meridionale libanese, creando una fascia operativa più profonda. Ufficiali israeliani descrivono la misura come difensiva: ogni presenza armata che entra in questa area viene considerata un obiettivo legittimo.
Non vi sono indicazioni di un’offensiva terrestre su larga scala, ma l’allargamento del raggio di azione ha costretto Hezbollah a riposizionare alcune unità, riducendo ulteriormente la pressione sul confine interno di Israele. Le evacuazioni di decine di villaggi lungo la linea di contatto hanno complicato ulteriormente la logistica del movimento. Secondo fonti israeliane, vaste aree del Libano meridionale risultano quasi deserte. La difficoltà nel coordinare le unità sul terreno, sommata alla pressione dei raid, avrebbe rallentato la capacità di Hezbollah di difendere o riorganizzare le proprie postazioni, soprattutto quelle più vulnerabili ai bombardamenti.
Anche il fronte finanziario è stato colpito. Fonti israeliane parlano di oltre dieci strutture economiche legate a Hezbollah prese di mira nelle ultime settimane, con conseguenze sui pagamenti degli stipendi ai membri. Dall’ultimo cessate il fuoco, secondo stime israeliane rilanciate dai media arabi, oltre un miliardo di dollari sarebbe stato trasferito al movimento, in gran parte destinato ai salari e solo parzialmente alla ricostruzione civile.
Le difficoltà sul terreno rendono più complesso il trasferimento dei fondi e il loro utilizzo nelle aree controllate dal movimento. Al centro del sistema finanziario resta l’associazione al-Qard al-Hasan, formalmente attiva nel microcredito. Israele la considera un canale chiave per la gestione dei fondi del “Partito di Dio”. L’ente è sottoposto a sanzioni statunitensi dal 2007. Diverse filiali sarebbero state colpite durante i raid recenti e la struttura opera in larga parte in contanti, al di fuori dei circuiti bancari tradizionali.
Secondo le valutazioni israeliane questa dipendenza dal contante aumenta la vulnerabilità del movimento e complica l’acquisizione di risorse per armi, pagamenti ai membri e gestione logistica. Hezbollah dovrà reperire miliardi di dollari nei prossimi anni per ricostruire arsenali e infrastrutture danneggiate.
La combinazione di raid mirati, evacuazioni, difficoltà finanziarie e pressione sul terreno rende critica la capacità del movimento di ricostituire la propria forza. Da Gerusalemme descrivono la fase come una delle più delicate degli ultimi anni: Hezbollah è sotto pressione simultanea su più fronti — operativo, logistico e finanziario — e la sua capacità di reagire in modo coordinato resta incerta. Preoccupano però i possibili colpi di coda delle cellule del movimento sparse nel mondo. L’Europa non è immune.
Hezbollah sotto pressione. Che fine ha fatto l’unità Radwan