L’inno nazionale d’Israele, ma prima ancora un canto di speranza nato nell’esilio. Le parole furono scritte da Naftali Herz Imber, poeta galiziano errante, nel 1878; la melodia, di origine popolare, arrivò dall’Europa dell’Est, simile a un’antica canzone moldava.
Hatikva significa “la speranza”. Parla di un’anima che anela a Sion, di un popolo che non ha smesso di guardare verso oriente anche dopo duemila anni di dispersione. Non invoca vittoria o potenza, ma solo il diritto di essere liberi nella propria terra.
Cantata nei congressi sionisti, nei kibbutzim, nei ghetti e nei campi, divenne l’inno di uno Stato che ancora non esisteva. Quando Israele nacque nel 1948, non servì sceglierne un altro: era già lì, pronto. Una melodia semplice, quasi fragile, ma capace di sopravvivere a tutto — perché ciò che tiene insieme un popolo, a volte, è solo una speranza che non smette di cantare.
Hatikva

