Home > Attualità > Hamas, la linea del PLO sfida Washington

Hamas, la linea del PLO sfida Washington

Azzam al-Ahmed respinge la richiesta di disarmo e definisce “impossibili” le riforme chieste all’Autorità Palestinese

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
Hamas, la linea del PLO sfida Washington

Le parole di Azzam al-Ahmed, segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, arrivano in un momento in cui la tregua a Gaza regge su equilibri fragili e su promesse che nessuno, finora, ha davvero formalizzato. In un’intervista all’emittente egiziana Shorouk News, Ahmed ha chiarito che l’Olp non considera Hamas un’organizzazione terroristica, rifiuta ogni richiesta di disarmo e intende consentire al movimento islamista di partecipare alle elezioni municipali previste ad aprile, sostenendo che Hamas fa parte del “tessuto nazionale palestinese” e che escluderlo significherebbe amputare una componente rilevante della società.

La presa di posizione contraddice apertamente le condizioni indicate da Washington e da Gerusalemme per la seconda fase del cessate il fuoco negoziato nell’ottobre 2025 sotto mediazione americana. L’amministrazione statunitense ha più volte ribadito che la smilitarizzazione di Gaza rappresenta un passaggio imprescindibile per qualsiasi scenario di ricostruzione, mentre il governo israeliano ha legato il ritiro progressivo delle proprie forze alla consegna delle armi da parte di Hamas. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha parlato di un ultimatum imminente, che dovrebbe essere formulato dagli Stati Uniti e avere una durata limitata; il segretario di gabinetto Yossi Fuchs ha evocato un periodo di sessanta giorni come finestra temporale entro cui il movimento islamista dovrebbe sciogliere le proprie brigate.

Ahmed, al contrario, sostiene che le richieste americane mirino a svuotare di fatto qualsiasi presenza palestinese nella gestione della Striscia, richiamando l’assenza di rappresentanti palestinesi nel Board of Peace guidato dagli Stati Uniti e incaricato di facilitare la ricostruzione. Secondo il dirigente dell’Olp, l’insistenza sul disarmo e sull’esclusione politica di Hamas celerebbe l’intenzione di esercitare un controllo diretto sul processo, mentre le ipotesi di trasformare Gaza in una “riviera” punteggiata da grattacieli vengono liquidate come slogan privi di sostanza.

Lo scontro si estende anche alle riforme richieste all’Autorità Palestinese. Washington chiede modifiche ai programmi scolastici giudicati ostili a Israele e la cessazione dei sussidi alle famiglie dei detenuti condannati per terrorismo, il cosiddetto meccanismo dei pagamenti mensili che in Israele viene definito “pay-to-slay”. Ahmed definisce tali condizioni irrealizzabili e accusa gli Stati Uniti di voler guadagnare tempo, arrivando a sostenere che tra le richieste figurerebbe la rimozione della bandiera palestinese e della parola “Palestina” dai libri di testo.

La linea espressa dal segretario generale dell’Olp non coincide però con quella del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, che negli anni ha invocato il disarmo di Hamas e che a gennaio ha firmato un decreto volto a vincolare i candidati alle elezioni all’accettazione del programma nazionale dell’Olp, il quale include il riconoscimento di Israele sancito dagli Accordi di Oslo del 1993. Un alto funzionario palestinese ha preso le distanze dalle dichiarazioni di Ahmed, attribuendole a calcoli interni in vista delle elezioni del comitato centrale di Fatah previste per maggio.

Sul terreno, intanto, la tregua mediata dagli Stati Uniti rimane sospesa tra dichiarazioni inconciliabili. In ambienti governativi israeliani cresce la convinzione che la smilitarizzazione di Hamas difficilmente potrà avvenire senza un intervento diretto delle Forze di Difesa Israeliane, che stanno elaborando piani per un’eventuale ripresa delle operazioni nella Striscia. Dopo il 7 ottobre 2023, che Ahmed stesso ha definito un errore strategico capace di infliggere danni enormi a Gaza, la leadership palestinese si muove lungo una linea ambigua, oscillando tra integrazione e competizione con Hamas. La distanza tra le richieste internazionali e le dinamiche interne palestinesi appare oggi più ampia di quanto non fosse alla firma della tregua, e il tempo concesso dagli ultimatum annunciati rischia di trasformarsi nell’ennesimo conto alla rovescia verso un nuovo confronto armato.

Hamas, la linea del PLO sfida Washington