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Haifa, rete di spionaggio iraniana smantellata e sventato attentato a Naftali Bennett

Dalla raccolta di informazioni sul porto alla costruzione di esplosivi in un appartamento: arrestati più sospetti, pagamenti in criptovalute e collegamenti diretti con un operatore iraniano

Shira Navon

Tempo di Lettura: 4 min
Haifa, rete di spionaggio iraniana smantellata e sventato attentato a Naftali Bennett

L’operazione si è mossa per mesi sotto traccia, seguendo una linea che univa contatti digitali, piccoli incarichi apparentemente innocui e una progressiva escalation che ha portato fino alla preparazione di ordigni. Quando gli investigatori hanno deciso di intervenire, a marzo, il quadro era ormai chiaro: una rete di spionaggio attiva a Haifa lavorava per conto dell’Iran e aveva imboccato la strada del sabotaggio interno, con un obiettivo politico di primo piano.

A finire in manette è stato Ami Gaidrov, ventidue anni, cittadino israeliano, reclutato secondo gli inquirenti già nell’agosto del 2025 da un agente iraniano con cui comunicava online. In cambio di oltre 70mila shekel, versati in larga parte attraverso criptovalute, avrebbe eseguito una serie di missioni che mostrano una familiarità crescente con le logiche dell’intelligence ostile. Non si trattava soltanto di passare informazioni, ma di costruire una presenza operativa stabile sul territorio.

Le attività attribuite a Gaidrov delineano un lavoro metodico. Tra i compiti assegnati figurano la raccolta di dati sensibili sul porto di Haifa, infrastruttura strategica per Israele sia dal punto di vista economico sia militare, e la mappatura dei punti colpiti dai missili nel nord del Paese durante la guerra in corso, elementi che permettono a Teheran e ai suoi alleati di calibrare meglio eventuali attacchi futuri. A questo si aggiunge l’installazione di una telecamera orientata verso il porto, con l’obiettivo di garantire un flusso costante di immagini.

Il passaggio decisivo, quello che ha fatto scattare l’intervento immediato, riguarda la produzione di esplosivi. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte congiuntamente dall’unità Lahav 433 della polizia e dallo Shin Bet, Gaidrov aveva affittato un appartamento a Haifa dove assemblava ordigni, documentando ogni fase con foto e video inviati al suo referente iraniano. Il livello di dettaglio richiesto e fornito indica un controllo a distanza molto stretto, che ricorda altri casi recenti di reclutamento di cittadini locali da parte dell’intelligence iraniana.

Il progetto più inquietante riguarda il possibile bersaglio. Le informazioni diffuse, riprese anche da i24NEWS, parlano di un attentato pianificato contro Naftali Bennett, ex primo ministro e figura ancora centrale nel panorama politico israeliano. Colpire un obiettivo di questo tipo avrebbe significato aprire una fase completamente diversa, in cui l’attività clandestina si trasforma in attacco diretto alla leadership.

Non si tratta di un caso isolato, ed è questo che preoccupa di più gli apparati di sicurezza. Negli ultimi mesi Israele ha reso pubblici diversi tentativi iraniani di reclutare cittadini israeliani attraverso canali digitali, spesso partendo da incarichi minori per poi alzare progressivamente il livello di rischio e di coinvolgimento. Il modello è ormai riconoscibile: compensi relativamente rapidi, anonimato garantito da criptovalute, richieste che passano dalla fotografia di siti sensibili alla logistica operativa.

Nell’inchiesta di Haifa compaiono anche altri nomi, tra cui Sergueï Libman ed Edouard Choubtiouk, residenti nel nord del Paese, sospettati di aver contribuito all’acquisto dei materiali, alla gestione degli esplosivi e ai test sulla loro efficacia. Il fatto che più persone siano state coinvolte suggerisce una rete che, pur non essendo ampia, era già in grado di distribuire compiti e responsabilità.

Il messaggio che emerge da questa vicenda riguarda la natura del confronto in corso tra Israele e Iran, che si muove su più livelli e sfrutta ogni possibile punto di ingresso, compreso il tessuto civile. La frontiera tra spionaggio e azione violenta si assottiglia rapidamente quando il reclutamento riesce a trasformare individui senza esperienza in operatori pronti a compiere atti concreti. In questo senso, l’operazione di Haifa rappresenta un successo preventivo, ma anche un avvertimento su quanto sia diventato permeabile il campo di battaglia contemporaneo.


Haifa, rete di spionaggio iraniana smantellata e sventato attentato a Naftali Bennett