Qualcosa cambia nell’aria appestata degli ultimi due anni e mezzo. L’Unione europea ha dato il suo via libera all’acquisizione da 32 miliardi di dollari con cui Google intende portare sotto il proprio controllo Wiz, una delle aziende di cybersicurezza più dinamiche e influenti degli ultimi anni, nata in Israele e cresciuta a ritmo vertiginoso nel cuore dell’economia digitale globale. È un passaggio tutt’altro che formale, perché l’ok di Bruxelles certifica che l’operazione, pur nella sua dimensione eccezionale, non viola le regole sulla concorrenza e non altera in modo irreversibile gli equilibri del mercato europeo dei servizi cloud e della sicurezza informatica.
L’approvazione europea arriva dopo il semaforo verde degli Stati Uniti, ottenuto lo scorso novembre, e mentre restano ancora da sciogliere alcuni nodi regolatori in altri Paesi, che tuttavia non sembrano in grado di mettere seriamente in discussione un’operazione già considerata, nei fatti, conclusa. Per Google si tratta dell’acquisizione più onerosa della sua storia, un investimento che la dice lunga sulle priorità strategiche del gruppo di Mountain View in una fase in cui la protezione delle infrastrutture digitali è diventata una questione centrale non solo per le imprese, ma per gli Stati e per le democrazie occidentali nel loro complesso.
Wiz non è una startup qualunque, una delle tante che nascono, crescono e magari galleggiano. Tutt’altro. Fondata da ex ufficiali dell’unità 8200 dell’intelligence israeliana, si è rapidamente imposta come uno degli attori più avanzati nella protezione dei sistemi cloud, offrendo soluzioni capaci di individuare vulnerabilità complesse in ambienti digitali sempre più frammentati e interconnessi. In pochi anni ha conquistato clienti di primo piano, attirando capitali e attenzioni ben oltre il perimetro del mercato israeliano, fino a diventare un obiettivo naturale per i grandi colossi tecnologici in cerca di competenze difficilmente replicabili dall’interno.
La decisione dell’antitrust europeo non ignora le dimensioni politiche e industriali dell’operazione, ma sceglie di leggere l’acquisizione come un rafforzamento dell’offerta piuttosto che come una minaccia alla concorrenza. In altre parole, Bruxelles ha ritenuto che l’ingresso di Wiz nell’ecosistema Google non chiuderà il mercato ad altri operatori, né impedirà lo sviluppo di soluzioni alternative, in un settore che resta altamente competitivo e in continua evoluzione. Una valutazione che pesa, soprattutto se si considera la tradizionale prudenza dell’Unione nei confronti dei giganti tecnologici statunitensi.
Sul piano geopolitico, l’operazione conferma anche il ruolo di Israele come snodo cruciale dell’innovazione legata alla sicurezza digitale, in un momento storico segnato da conflitti ibridi, attacchi informatici e una crescente militarizzazione del cyberspazio. Che una delle più grandi acquisizioni mai realizzate da un’azienda americana riguardi una società nata a Tel Aviv non è un dettaglio, ma il segnale di una dipendenza strutturale dell’Occidente da competenze sviluppate in contesti dove la sicurezza non è un concetto astratto, ma una vera e propria necessità quotidiana.
Per Google, infine, Wiz rappresenta una leva fondamentale per rafforzare la propria offerta cloud e competere con rivali sempre più aggressivi, in un mercato in cui la fiducia degli utenti passa ormai dalla capacità di garantire protezione continua, resilienza e trasparenza. Il sì europeo chiude uno dei capitoli più delicati di questa operazione e apre una nuova fase, nella quale tecnologia, sicurezza e potere economico continueranno a intrecciarsi ben oltre i confini di una semplice acquisizione societaria.
Google compra Wiz per 32 miliardi: l’Europa dice sì
Israele e il Medio Oriente, linea del fronte del nostro destino democratico

