Nell’elegante quartiere londinese di Kensington, dove le facciate vittoriane e le ambasciate straniere disegnano una geografia discreta del potere internazionale, due appartamenti situati ai piani alti di un edificio residenziale hanno attirato l’attenzione degli uomini dei servizi di sicurezza inglesi e israeliani. Da quelle finestre lo sguardo cade direttamente sul complesso dell’ambasciata israeliana a Londra, distante appena una cinquantina di metri. Fin qui si potrebbe trattare di una curiosità immobiliare, se non fosse per il nome del proprietario. Gli appartamenti appartengono a Mojtaba Khamenei, figura centrale dell’establishment iraniano e figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica.
La notizia è emersa attraverso un’indagine del Daily Mail che riprende elementi già segnalati da Bloomberg in un’inchiesta sul patrimonio immobiliare della famiglia Khamenei all’estero. Secondo i documenti citati dalla stampa britannica, Mojtaba Khamenei possiede due unità abitative nello stesso stabile, rispettivamente al sesto e al settimo piano, acquistate nel 2014 per cifre considerevoli, pari a circa 16,7 e 19 milioni di sterline. L’edificio si trova a poca distanza da Kensington Palace, residenza ufficiale del principe e della principessa di Galles, e in una delle zone più sorvegliate e prestigiose della capitale.
Il punto delicato riguarda la posizione degli appartamenti, che godono di una linea visiva diretta sull’ambasciata israeliana. Alcuni esperti di sicurezza consultati dal quotidiano britannico hanno spiegato che una collocazione di questo tipo consente teoricamente di osservare con continuità gli ingressi dell’edificio diplomatico, monitorare l’arrivo di visitatori e raccogliere informazioni sulle attività quotidiane della sede. Roger McMillan, che in passato ha ricoperto l’incarico di responsabile della sicurezza per il canale Iran International con sede a Londra, ha parlato apertamente di una possibile piattaforma permanente di sorveglianza, sostenendo che la presenza di proprietà riconducibili a una figura di primo piano del sistema iraniano in una posizione tanto sensibile rappresenta una violazione seria sotto il profilo della sicurezza.
Il caso assume ulteriore rilievo se lo si inserisce nel contesto della guerra tra Israele e Iran e nella più ampia rete di operazioni clandestine che negli ultimi anni hanno coinvolto l’Europa. Proprio nei giorni scorsi le autorità britanniche hanno annunciato l’arresto di quattro persone sospettate di avere legami con Teheran e accusate di aver raccolto informazioni su sinagoghe londinesi e sui fedeli che frequentano questi luoghi di culto. Gli investigatori ritengono che si trattasse di attività preliminari di monitoraggio, parte di un sistema più ampio di raccolta dati su obiettivi ebraici nel Regno Unito.
L’indagine di Bloomberg, dalla quale è partita l’attenzione internazionale su Mojtaba Khamenei, descrive inoltre un patrimonio immobiliare assai esteso. Attraverso società di comodo collegate alla famiglia, il figlio della guida suprema iraniana controllerebbe almeno undici ville nel quartiere di Hampstead, a nord di Londra, oltre agli appartamenti di Kensington. Molti di questi immobili risultano disabitati, un dettaglio che secondo gli investigatori finanziari suggerisce una strategia di accumulo patrimoniale più che un uso residenziale.
Il valore complessivo delle proprietà riconducibili a Mojtaba Khamenei nel mondo ammonterebbe a centinaia di milioni di sterline. Dal mese di ottobre dello scorso anno tredici immobili londinesi collegati alla sua rete societaria sono stati sottoposti a una restrizione imposta dal Tesoro britannico, che impedisce per il momento la vendita o il trasferimento delle proprietà mentre proseguono le verifiche finanziarie.
La vicenda si muove su una linea sottile che separa il diritto di proprietà privata dalle esigenze della sicurezza nazionale. Londra è da decenni uno dei centri preferiti dalle élite di molti paesi autoritari per investire in immobili di prestigio, tuttavia il fatto che appartamenti così vicini a una sede diplomatica sensibile appartengano al figlio della guida suprema iraniana da poco eliminata introduce un elemento che le autorità britanniche difficilmente potranno ignorare. In un’epoca in cui le rivalità geopolitiche si manifestano anche attraverso reti di intelligence diffuse nelle grandi città occidentali, due finestre affacciate sulla strada sbagliata possono trasformarsi da semplice curiosità immobiliare in un dossier politico destinato a far rumore.
Gli occhi di Teheran su Kensington