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Gli Accordi di Oslo

Setteottobre

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Gli Accordi di Oslo

Cosa sono?

Gli Accordi di Oslo sono due intese firmate nel 1993 e nel 1995 tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con la mediazione di Stati Uniti e Norvegia. Il primo accordo, noto come Oslo I, fu firmato a Washington il 13 settembre 1993 dal primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e dal leader dell’OLP Yasser Arafat, alla presenza del presidente USA Bill Clinton. Il secondo, Oslo II, fu siglato a Taba e firmato a Washington il 28 settembre 1995.

Perché sono importanti?

Segnarono la prima volta in cui Israele e l’OLP si riconobbero reciprocamente: Israele come Stato legittimo e l’OLP come rappresentante del popolo palestinese. Aprirono un processo politico che mirava a porre fine al conflitto israelo-palestinese attraverso negoziati diretti e un graduale trasferimento di poteri ai palestinesi, creando l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Cosa prevedono?

Oslo I stabiliva un’autonomia palestinese temporanea di cinque anni in Cisgiordania e Gaza, con il ritiro parziale delle forze israeliane e l’elezione di un Consiglio legislativo palestinese. Oslo II dettagliava la divisione della Cisgiordania in tre aree (A, B e C) con diversi gradi di controllo palestinese e israeliano, regolando sicurezza, amministrazione civile e cooperazione economica.

Impatto storico

Gli accordi suscitarono speranze di pace ma anche forti opposizioni in entrambe le parti. L’implementazione fu ostacolata da attentati, cambi politici e sfiducia reciproca. Rabin fu assassinato nel 1995 da un estremista israeliano contrario al processo di pace. Il percorso avviato a Oslo non portò a un accordo definitivo sullo status finale e molte questioni – confini, Gerusalemme, profughi – restano irrisolte. Tuttavia, gli Accordi di Oslo segnarono un punto di svolta nella diplomazia mediorientale, introducendo un quadro negoziale che ancora oggi influenza ogni tentativo di soluzione del conflitto.

Cosa ne è rimasto

Gli Accordi di Oslo non sono mai stati pienamente attuati e il loro spirito originario si è progressivamente logorato. Il percorso previsto — cinque anni di autonomia transitoria e poi un accordo di status finale — si è arenato già alla fine degli anni ’90. Dopo Oslo II (1995) ci sono stati altri tentativi di rilancio, come il vertice di Camp David del 2000, ma il fallimento di quelle trattative e lo scoppio della Seconda Intifada hanno fatto precipitare la situazione.

L’Autorità Nazionale Palestinese esiste ancora, ma governa in modo limitato: in Cisgiordania solo le aree A e in parte B, mentre Gaza è sotto il controllo di Hamas dal 2007. Formalmente, Oslo non è stato denunciato, ma di fatto molte sue clausole sono cadute in disuso: il coordinamento su sicurezza e questioni civili è discontinuo, gli impegni reciproci non sono rispettati, e la fiducia tra le parti è minima. Oggi Oslo sopravvive più come cornice legale e simbolo di un’occasione mancata che come processo di pace in corso.


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