Il nodo originario: il piano ONU del 1947
La questione giuridica dello status di Gerusalemme nasce formalmente con la Risoluzione 181 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947. Il piano di partizione della Palestina mandataria prevedeva la nascita di due Stati, uno ebraico e uno arabo, mentre Gerusalemme avrebbe dovuto avere uno status separato. L’idea era quella di creare un corpus separatum, cioè un territorio sotto amministrazione internazionale delle Nazioni Unite, proprio per evitare che la città santa delle tre religioni monoteistiche diventasse oggetto di contesa nazionale. Questo regime internazionale, tuttavia, non entrò mai in vigore perché il piano fu rifiutato dal mondo arabo e la guerra del 1948 cambiò radicalmente la realtà sul terreno.
La città divisa (1948–1967)
Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 Gerusalemme fu divisa in due. La parte occidentale passò sotto controllo israeliano, mentre quella orientale – compresa la Città Vecchia con i principali luoghi santi – fu occupata e poi annessa dalla Giordania nel 1950. Israele stabilì progressivamente nella parte occidentale le proprie istituzioni statali e proclamò Gerusalemme capitale dello Stato. La linea di armistizio trasformò la città in una frontiera armata. Durante il periodo giordano gli ebrei non poterono accedere al Muro Occidentale e a diversi siti religiosi ebraici presenti nella parte orientale della città.
Il 1967 e la riunificazione israeliana
La guerra dei Sei Giorni del giugno 1967 cambiò di nuovo la situazione. Israele conquistò Gerusalemme Est e unificò amministrativamente la città. Pochi giorni dopo estese alla parte orientale la propria legge e la propria amministrazione. Nel 1980 il parlamento israeliano approvò una Legge fondamentale che definisce Gerusalemme “completa e unita” come capitale dello Stato di Israele. Sul piano interno israeliano la città è dunque la capitale politica e istituzionale del paese, sede del governo, della Knesset e della Corte Suprema.
La posizione prevalente nel diritto internazionale
La maggioranza degli Stati e delle organizzazioni internazionali non riconosce la sovranità israeliana su Gerusalemme Est. Diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite considerano Gerusalemme Est un territorio occupato dal 1967 e affermano che lo status definitivo della città debba essere stabilito attraverso negoziati tra israeliani e palestinesi. Per questo motivo la comunità internazionale ha tradizionalmente evitato di riconoscere formalmente Gerusalemme come capitale israeliana.
La questione delle ambasciate
Per decenni quasi tutte le ambasciate straniere sono state mantenute a Tel Aviv o nei suoi dintorni proprio per non prendere posizione sulla disputa. Nel 2017 gli Stati Uniti hanno riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e nel 2018 hanno trasferito lì la loro ambasciata. Alcuni altri paesi hanno compiuto scelte simili, ma la maggioranza degli Stati continua a mantenere le proprie rappresentanze diplomatiche fuori dalla città.
La rivendicazione palestinese
Per i palestinesi Gerusalemme Est rappresenta la capitale del futuro Stato palestinese. Questa posizione è sostenuta anche da numerosi governi e da molte organizzazioni internazionali che vedono nella soluzione dei due Stati la prospettiva politica più plausibile per la fine del conflitto.
Il punto di fondo
Nel diritto internazionale contemporaneo Gerusalemme rimane uno dei dossier più complessi e irrisolti. Da un lato esiste una realtà politica consolidata sul terreno, con Israele che esercita il controllo sull’intera città e la considera la propria capitale indivisibile. Dall’altro lato esiste una posizione giuridica internazionale largamente condivisa secondo cui lo status definitivo della città deve essere deciso attraverso un accordo negoziato. Finché quell’accordo non esisterà, Gerusalemme continuerà a essere una città al centro di due rivendicazioni nazionali e di due letture opposte del diritto.
Gerusalemme divisa (1948–1967)Gerusalemme e il diritto internazionale