Il contesto della divisione
La guerra arabo-israeliana del 1948 trasformò Gerusalemme in una città spaccata in due. Alla fine dei combattimenti la linea di armistizio del 1949 divise la città tra Israele e Giordania. La parte occidentale passò sotto controllo israeliano, mentre la parte orientale – che comprendeva la Città Vecchia e quasi tutti i luoghi santi delle tre religioni monoteistiche – fu occupata dalla Legione araba giordana. Questa situazione rimase immutata fino alla guerra dei Sei Giorni del giugno 1967.
Gerusalemme Est sotto controllo giordano
Nel 1950 la Giordania annesse formalmente Gerusalemme Est insieme alla Cisgiordania. L’annessione fu riconosciuta solo da pochi paesi e non dalla maggioranza della comunità internazionale. In quegli anni la Giordania amministrò i luoghi santi musulmani attraverso il Waqf islamico, mentre le autorità cristiane continuarono a gestire i principali santuari cristiani. La Città Vecchia restò un centro religioso importante per musulmani e cristiani, ma l’accesso per gli ebrei fu completamente vietato.
Il caso del Muro Occidentale
Il Muro Occidentale, il luogo più sacro dell’ebraismo, si trovava all’interno della parte giordana della città. Dopo il 1948 agli ebrei fu impedito di raggiungerlo, nonostante l’accordo di armistizio prevedesse teoricamente la libertà di accesso ai luoghi santi. Per diciannove anni nessun ebreo poté pregare davanti al Muro. L’area circostante, il quartiere ebraico della Città Vecchia, era stata gravemente danneggiata durante i combattimenti del 1948 e rimase in gran parte distrutta.
Il quartiere ebraico e i cimiteri
Durante la battaglia per la Città Vecchia nel 1948 la popolazione ebraica del quartiere ebraico fu evacuata o espulsa. Sinagoghe storiche furono danneggiate o distrutte e molte case rimasero in rovina. Anche il cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi subì gravi danni: numerose lapidi furono distrutte o riutilizzate come materiale da costruzione. Questi episodi alimentarono negli anni una forte polemica politica e religiosa tra Israele e il mondo arabo.
I luoghi santi cristiani e musulmani
I santuari cristiani più importanti, come il Santo Sepolcro e altri luoghi legati alla tradizione cristiana, continuarono a funzionare sotto amministrazione ecclesiastica. La Giordania mantenne una politica relativamente stabile nei confronti delle comunità cristiane, anche per il peso internazionale delle Chiese. Sul Monte del Tempio, chiamato dai musulmani Haram al-Sharif, il Waqf continuò a gestire la Spianata delle Moschee con la Cupola della Roccia e la moschea al-Aqsa.
La città chiusa
La linea di armistizio tagliava Gerusalemme con barriere, filo spinato e postazioni militari. Il passaggio tra le due parti della città era quasi impossibile per i civili. Gli israeliani non potevano entrare nella Città Vecchia e i palestinesi della parte giordana non potevano accedere alla parte occidentale controllata da Israele. Gerusalemme, che per secoli era stata una città relativamente aperta ai pellegrinaggi religiosi, divenne una città di frontiera.
La svolta del 1967
La situazione cambiò con la guerra dei Sei Giorni del giugno 1967, quando Israele conquistò Gerusalemme Est e prese il controllo della Città Vecchia. Gli ebrei tornarono a pregare al Muro Occidentale per la prima volta dopo diciannove anni. Allo stesso tempo Israele decise di lasciare la gestione religiosa della Spianata delle Moschee al Waqf islamico, stabilendo un delicato equilibrio che ancora oggi regola l’accesso ai luoghi santi.
Perché quel periodo conta ancora
Gli anni della divisione di Gerusalemme continuano a influenzare profondamente il dibattito politico e storico sulla città. Per Israele rappresentano il periodo in cui agli ebrei fu impedito l’accesso ai loro luoghi santi. Per il mondo arabo e palestinese segnano invece la fine di un controllo musulmano sulla parte orientale della città. Comprendere cosa accadde tra il 1948 e il 1967 è fondamentale per capire perché Gerusalemme resti ancora oggi uno dei nodi più sensibili del conflitto mediorientale.
Gerusalemme divisa (1948–1967): cosa accadde davvero ai luoghi santi