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Gaza, il contrabbando diventa un affare miliardario per la criminalità organizzata

Organizzazioni criminali israeliane, ebraiche e arabe, sfruttano la scarsità di merci nella Striscia. Coinvolti anche militari e camion degli aiuti umanitari

Shira Navon

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Gaza, il contrabbando diventa un affare miliardario per la criminalità organizzata
Iimmagine generata con AI

Il contrabbando di merci verso Gaza è diventato uno degli affari più redditizi della criminalità organizzata israeliana, con un giro d’affari che, secondo le stime della polizia, potrebbe raggiungere diversi miliardi di shekel all’anno. A gestirlo sono organizzazioni criminali ebraiche e arabe che hanno individuato nella scarsità di prodotti nella Striscia un’opportunità di guadagno straordinaria. Un commercio clandestino cresciuto durante la guerra e ulteriormente intensificatosi nell’ultimo anno, fino a rappresentare una seria preoccupazione per le autorità di sicurezza.

La dimensione raggiunta dal fenomeno emerge dalle dichiarazioni di un alto funzionario della polizia israeliana, secondo il quale sono già decine le indagini avviate. Le merci trafficate comprendono sigarette, rame, materie prime metalliche e prodotti di consumo. Qualsiasi bene difficile da reperire a Gaza può diventare una fonte di profitti elevati, grazie alla differenza tra il prezzo d’acquisto e quello praticato nel mercato clandestino.

Il meccanismo sfrutta le particolari condizioni economiche e logistiche create dal conflitto. La necessità di garantire l’ingresso degli aiuti umanitari ha imposto l’organizzazione di un complesso sistema di trasporti, controlli e distribuzione. Proprio all’interno di questa struttura si sono aperti spazi per l’infiltrazione delle reti criminali, che utilizzano anche i camion destinati agli aiuti per introdurre merci illegalmente. Un altro sistema prevede l’impiego di droni, capaci di trasportare piccoli carichi oltre il confine evitando i normali punti di controllo.

La maggior parte dei traffici procede dal territorio israeliano verso Gaza, sebbene siano stati individuati anche movimenti nella direzione opposta. La polizia sostiene di riuscire a intercettare numerose spedizioni prima che raggiungano la destinazione, mentre la moltiplicazione delle tecniche utilizzate rende sempre più difficile contrastare il fenomeno.

A rendere particolarmente inquietante il quadro è il coinvolgimento di personale militare. Nel maggio scorso la procura militare ha annunciato tre atti d’accusa nei confronti di quattro persone, al termine di indagini condotte congiuntamente dallo Shin Bet, dalla polizia militare investigativa e dall’Autorità fiscale israeliana.

Uno dei procedimenti riguarda un ufficiale con il grado di capitano e un soldato con il grado di sergente. Secondo l’accusa, tra febbraio e maggio 2024 il sergente avrebbe partecipato alla vendita clandestina di ingenti quantitativi di sigarette insieme a un sottufficiale della propria unità, ricavandone tra 1,2 e 1,5 milioni di shekel.

Successivamente il militare avrebbe coinvolto anche il proprio comandante, proponendogli di collaborare per rendere più efficiente il traffico. L’attività sarebbe proseguita fino alla fine del 2024, con circa 250 cartoni di sigarette introdotti clandestinamente nella Striscia attraverso operazioni ripetute due o tre volte alla settimana. I ricavi complessivi contestati agli imputati ammonterebbero a una cifra compresa tra 6,5 e 7 milioni di shekel.

Le imputazioni comprendono favoreggiamento del nemico, corruzione, contrabbando aggravato e reati fiscali. I due militari erano già stati condannati nel marzo 2026 per altri episodi di contrabbando di sigarette, risalenti al maggio 2025, e degradati al rango di soldato semplice.

Le forze armate israeliane e lo Shin Bet hanno sottolineato la gravità di queste attività, soprattutto quando coinvolgono appartenenti all’esercito, assicurando che le indagini proseguiranno per individuare e perseguire tutti i responsabili.
La questione presenta anche implicazioni economiche e di sicurezza che superano il semplice traffico illecito. In un territorio dove la disponibilità delle merci è fortemente condizionata dalle restrizioni e dalle difficoltà di approvvigionamento, il controllo dei canali clandestini consente alle organizzazioni criminali di accumulare capitali considerevoli e consolidare la propria influenza.

Per Israele si apre così un ulteriore fronte nella lotta alla criminalità organizzata, reso particolarmente delicato dalla vicinanza con Gaza e dall’utilizzo improprio dei meccanismi destinati all’assistenza umanitaria. Il rischio è che un’attività sviluppatasi durante la guerra si trasformi in un sistema economico clandestino stabile, capace di sopravvivere anche alla fine delle ostilità.