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⌥ Figli d’arte, piazze in fiamme

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Il figlio di Hannoun scende in piazza a Genova e chiama alla mobilitazione generale per liberare il padre. Lo racconta come un uomo giusto, quasi un santo. Retorica prevedibile, santificazione d’ordinanza. Peccato che anche lui, il figliolo, compaia nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto. Non proprio un dettaglio marginale.

Invece di spiegare, insulta. Invece di difendersi, grida. Accusa il governo di “travalicare clamorosamente il male”. Parole grosse, buone per scaldare la folla. Ma sul Male, quello vero, sistematico, industriale, basterebbe chiedere ai suoi amici di Hamas: lì sono diventati campioni indiscussi.

Il copione è sempre lo stesso: imputati trasformati in martiri, indagini ridotte a persecuzioni, Stato dipinto come mostro. La piazza come tribunale, l’urlo al posto dei fatti. Funziona ancora, purtroppo.

Il resto è fumo. E il fumo serve solo a nascondere ciò che brucia davvero.


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