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Farsa o tragedia in sette anni (e conclusione provvisoria). Cronaca di una mozione annunciata

Genealogia pubblica della Mozione del Senato Accademico dell’Università di Pavia (20 ottobre 2025)

Marco Cavallaro

Tempo di Lettura: 6 min
Farsa o tragedia in sette anni (e conclusione provvisoria). Cronaca di una mozione annunciata

Atto uno. Un primo spartiacque: l’università come luogo neutrale (maggio 2024)

La storia che conduce alla mozione del 20 ottobre 2025 non nasce improvvisamente nell’autunno del nuovo rettorato del prof. Alessandro Reali. Essa affonda le sue radici almeno nella primavera del 2024, quando il conflitto israelo-palestinese inizia a produrre una verticalizzazione anche dentro gli spazi universitari, trasformando il cortile e l’aula in luoghi contesi di legittimazione politica e trampolini di lancio verso il Senato Accademico.
L’11 maggio 2024, l’Università di Pavia nega la concessione dell’Aula del ’400 per un incontro sul tema Palestina, motivando il diniego con l’assenza di contraddittorio e con il regolamento che vieta manifestazioni di carattere politico o religioso. Il delegato dell’allora rettore, prof. Francesco Svelto, richiama esplicitamente il principio di pluralismo e scientificità come condizione per l’uso degli spazi:
«L’evento proposto, dando voce ad un solo punto di vista [quello del presidente della comunità palestinese, Khamer Tamini], non rispetta questo requisito… siamo un ateneo pubblico e dobbiamo rispettare i regolamenti che impediscono eventi politici e religiosi» (La Provincia Pavese, 11 maggio 2024).
La risposta degli attivisti, immediata e radicale, rovescia il piano: il rifiuto non è interpretato come cautela istituzionale, ma come censura e complicità. Inizia qui una dinamica destinata a ripetersi: la richiesta che l’università “si schieri”.

Atto due. L’intifada studentesca pavese: assemblee, marce, occupazioni (maggio–giugno 2024)

Pochi giorni dopo, la protesta si sposta nei cortili. Il 15 maggio 2024 – ricorrenza della “Nakba” – oltre cento studenti manifestano in Ateneo: «Non è una guerra ma un genocidio» (La Provincia Pavese, 16 maggio 2024). Il passaggio decisivo avviene il 17 maggio: nasce un presidio permanente nel cortile Volta. Vengono piantate tende e avviata un’occupazione simbolica che durerà quasi un mese. L’obiettivo è chiaro: costringere il Senato Accademico a recepire una mozione o almeno ad ascoltare pubblicamente una dichiarazione (La Provincia Pavese, 17 maggio 2024). Questa mobilitazione pavese si inserisce nel clima più ampio dell’“intifada studentesca” che attraversa molti atenei italiani: la richiesta non è solo umanitaria, ma strutturalmente politica, orientata alla sospensione degli accordi scientifici con istituzioni israeliane.

Atto tre. Il limite istituzionale esplicitato: la posizione del Rettore Svelto (giugno 2024)

Nel giugno 2024, il Rettore Francesco Svelto interviene con una presa di posizione che appare, a posteriori, come uno snodo essenziale nella genealogia della mozione. Di fronte alla richiesta di qualificare quanto avviene a Gaza come genocidio, il Rettore oppone un argomento di competenza:
«La richiesta di qualificare come genocidio quanto in atto è indirizzata a una istituzione sbagliata, non responsabile della politica estera italiana né avente un ruolo che legittimi tale presa di posizione»
(La Provincia Pavese, 7 giugno 2024). Con questa frase, Svelto traccia un confine: l’università non è un soggetto deputato a deliberare giudizi geopolitici, né può assumere funzioni che eccedano la missione scientifica e formativa. È un principio che, nel 2025, sarà di fatto rovesciato.

Atto quattro. Dal presidio al tavolo: istituzionalizzazione del conflitto (luglio 2024)

Dopo settimane di occupazione e pressioni, il presidio si conclude. Il 1° luglio 2024, un videoreportage annuncia la fine dell’accampamento: l’università concede agli studenti un tavolo di lavoro incaricato di elaborare proposte da discutere nelle future sedute del Senato (YouTube, 1 luglio 2024). Il 22 luglio 2024, il Senato discute infatti “le proposte elaborate dal Tavolo sulla questione umanitaria a Gaza” (Estratto Senato Accademico, 22 luglio 2024). Qui avviene un passaggio silenzioso ma decisivo: ciò che era protesta esterna diventa, almeno in parte, materia di procedura interna. La mozione del 2025 non sarà più un fulmine: sarà l’esito di un processo di lenta sedimentazione.

Atto cinque. Latenza e ritorno: la pressione riprende (settembre 2025)

Nel 2025, dopo mesi di apparente spegnimento nella cronaca locale, la questione riemerge con forza alla vigilia del cambio rettorale. Il 22 settembre 2025, il Senato prende atto dello “stato di attuazione delle decisioni assunte” nel luglio 2024 (Estratto Senato, 22 settembre 2025). Il giorno successivo, trecento studenti protestano sotto il rettorato: «Promesse non mantenute su Gaza» (La Provincia Pavese, 23 settembre 2025). La mobilitazione torna dunque non come novità, ma come rivendicazione di continuità: ciò che era stato avviato nel 2024 deve ora tradursi in un atto più netto.

Atto sei. Il nuovo rettore e l’annuncio della mozione (ottobre 2025)

Il momento decisivo arriva il 4 ottobre 2025. Durante una manifestazione nell’Aula del ’400, il nuovo Rettore Alessandro Reali incontra i manifestanti e annuncia: «Presto una mozione sul genocidio a Gaza» (La Provincia Pavese, 4 ottobre 2025). Qui si coglie la discontinuità più netta: ciò che nel giugno 2024 era stato definito improprio – una qualificazione di genocidio affidata a un organo universitario – diventa nel 2025 agenda deliberativa. Reali dichiara di parlare “come rettore, non come Alessandro Reali che porta le sue idee” (ibid.): segno che la dimensione istituzionale è ormai investita direttamente.

Atto sette. La mozione del 20 ottobre 2025: esito di un crescendo

Il 20 ottobre 2025, il Senato Accademico approva la mozione. Il giorno successivo la stampa locale titola: «L’università si schiera con la Palestina: “A Gaza e in Cisgiordania violazioni intollerabili”» (La Provincia Pavese, 21 ottobre 2025). Il rettore parla di posizione “chiara, doverosa ed equilibrata”, e afferma di non aver scelto un boicottaggio totale. Tuttavia, la mozione impegna la governance a predisporre sistemi di verifica delle collaborazioni con enti che “rischiano di integrare violazioni dei diritti umani e crimini di guerra”. È qui che emerge un effetto collaterale immediato: nello stesso articolo viene collegata la mozione al caso del Dipartimento di Scienze del Farmaco, che decide di non rinnovare la collaborazione con un docente israeliano riservista (La Provincia Pavese, 21 ottobre 2025).
La mozione non appare dunque come un semplice atto simbolico: diventa cornice morale e istituzionale entro cui decisioni successive possono assumere un significato discriminatorio, pur senza dichiararlo esplicitamente.

Conclusione provvisoria

Questa cronaca mostra come la mozione del 20 ottobre 2025 non sia un episodio isolato, ma l’esito di un processo di penetrazione – “gutta cavat lapidem”: una pressione prolungata, un tavolo istituzionalizzato, un cambio di rettorato, una progressiva trasformazione dell’università da luogo di metodo a luogo di deliberazione morale su eventi geopolitici. Resta un dato fondamentale: ciò che nel 2024 veniva respinto come estraneo alla competenza universitaria, nel 2025 viene assunto come atto deliberativo centrale. La mozione era annunciata.


Farsa o tragedia in sette anni (e conclusione provvisoria). Cronaca di una mozione annunciata