Ogni tanto una buona notizia! Arriva da Monza, dove, seguendo uno schema purtroppo consolidato, il 2 febbraio il Consiglio Comunale aveva a maggioranza approvato una mozione che impegnava la società che gestisce le farmacie comunali, Farma.Co.M. S.p.A., a sospendere la commercializzazione di farmaci e parafarmaci israeliani, con annesse campagne (dis)informative sulla provenienza dei prodotti.
Insomma, il boicottaggio ormai trito e ritrito, con le consuete motivazioni: le Big Pharma israeliane sono complici dei crimini in Palestina, non foss’altro perché pagano le tasse in Israele (ma che cosa strana: è il loro Paese) e quindi, con quei soldi, finanziano il genocidio, l’apartheid, il colonialismo e così via. Le solite follie, trascritte in una delibera scopiazzata da tante altre simili.
Quando la palla è passata a Farma.Co.M., che avrebbe dovuto adottare le misure concrete del boicottaggio, il CdA ha detto no, facendo leva sulla propria autonomia gestionale di società per azioni, pur se partecipata: la responsabilità è la nostra – ha spiegato in un comunicato – e ad attuare questo indirizzo, così spudoratamente politico e discriminatorio, non ci stiamo proprio; ergo continueremo a vendere tutti i tipi di farmaci, a prescindere dal Paese di provenienza, consigliando agli utenti quelli che la scienza, non l’ideologia, ritiene più utili per loro. Senza contare – continua Farma.Co.M. – che un boicottaggio potrebbe avere conseguenze economiche negative sulle casse societarie, ancor più gravi visto che si parla di una realtà pubblica e quindi di soldi dei contribuenti.
La cosa che veramente fa ancor più onore a questa decisione è che Farma.Co.M. ha agito in modo compatto. Non solo il CdA, ma anche i farmacisti si sono rifiutati di dare attuazione all’indirizzo del Consiglio Comunale, dando atto che il loro codice deontologico non lo consente e impedisce ogni discriminazione nella vendita o nel suggerimento di un farmaco all’utente.
Una decisione chiara e lineare, che in un mondo normale dovrebbe essere scontata. E che invece ci troviamo a elogiare, e che senz’altro lo merita, perché si è trattato di un atto di coraggio, nel mare, anzi nella melma, della più bieca propaganda antisraeliana e antisemita che ci viene propinata ogni giorno. Chapeau, dunque! Che ora il caso di Farma.Co.M. possa essere d’esempio per tutte le farmacie comunali che invece stanno praticando il boicottaggio? Potrebbero senz’altro agire nello stesso modo, ritirando le misure di boicottaggio con le medesime motivazioni adottate da Farma.Co.M., ma dovrebbero avere la volontà politica di farlo. Di questo dubito, perché l’ideologia è una brutta bestia.
C’è piuttosto da chiedersi come facciano, amministrazioni e farmacie comunali di Roma, Sesto Fiorentino, Rosignano Marittimo, Carrara e tutte le altre ormai di numero imprecisato, a non rendersi conto che il boicottaggio, prima di essere un atto illegittimo, è autolesionismo? Che chiedano cosa ne pensano a quei poveri ragazzi che si trovavano a Crans-Montana e che sono stati curati proprio con i farmaci israeliani.
Come possono continuare ad ignorare che un’impresa non è un governo, né un esercito, né un partito politico e che, quindi, state punendo operatori economici solo per la loro origine? E chi nega che ci sia antisemitismo dietro a tutto questo si faccia un serio esame di coscienza. Infine, perché la Corte dei Conti non dispone le opportune verifiche sui danni che possono derivare all’erario da scelte simili, come giustamente ha ricordato Farma.Co.M.? Misteri, che probabilmente non riceveranno risposte.
P.S. Per capire come funzionano davvero le cose, ho fatto un esperimento: sono andato in una delle farmacie che in Italia attua il boicottaggio e ho chiesto di acquistare alcuni farmaci israeliani. Nell’imbarazzo generale, mi è stato recitato il copione delle responsabilità di Israele per le sofferenze del popolo palestinese, per poi concludere che, siccome esistono tanti altri farmaci equivalenti, perché incaponirsi proprio con quelli israeliani?
Questo è ciò che accade e che dovrebbe indurre a riflettere seriamente sul rischio che un’aberrazione, come la discriminazione di un’impresa per la sua origine, diventi la normalità.
Farmacie Comunali di Monza: il coraggio di dire “no” al boicottaggio