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Farmaci boicottati, cittadini penalizzati

La scelta ideologica contro Teva nelle farmacie comunali di Roma colpisce i consumatori, i lavoratori e il buon senso

Daniele Renzoni

Tempo di Lettura: 3 min
Farmaci boicottati, cittadini penalizzati

Quando accadono fatti incomprensibili, con effetti al limite dell’autolesionismo, scatta spontaneo un meccanismo di autodifesa che ci suggerisce di non credere. Perché il troppo supera perfino i confini della decenza e risulterebbe farsesco se, purtroppo, non fosse drammatico.

Il circuito delle farmacie comunali di Roma non venderà più i prodotti dell’azienda farmaceutica TEVA perché è israeliana. È stata tutta la sinistra capitolina, il “campo largo”, a chiederlo. Non è la prima volta nella storia che la sinistra politica si dimostra più incline al vecchio adagio popolare, quello che meno prosaicamente invita a segare il ramo su cui si è seduti, piuttosto che usare la ragione e chiedersi a chi giovi davvero una simile scelta.

TEVA è un’azienda leader mondiale nella produzione di farmaci equivalenti, quelli che in farmacia vengono chiamati “generici” e che hanno un prezzo più basso per i clienti poiché, mettendo sul mercato farmaci dal brevetto industriale scaduto, vengono prodotti a costo inferiore, scontando le spese di marketing. Neanche questo convince i puristi della difesa del consumatore, accecati dall’ideologica guerra senza quartiere contro il dominio delle multinazionali, che, se sono di origine israeliana, avrebbero addirittura come unica ragione quella di avvelenare il mondo intero. Sembra una replica in sedicesimo dei “Protocolli dei savi di Sion” di epoca zarista. Così come fu una “bufala” dalle tragiche conseguenze quella della Russia dei pogrom contro gli ebrei, rischia di essere un danno disastroso la propaganda di oggi ingenerando terrore.

Chi usa i farmaci TEVA “nuoce ai diritti umani”, secondo la campagna social delle organizzazioni di boicottaggio di tutto ciò che arriva da Israele.
Poco conta, per i cultori del furore senza se e senza ma, se le loro campagne di odio mettono a rischio anche chi di TEVA vive; in Italia sono quattro gli stabilimenti, con oltre mille dipendenti, che producono su licenza i farmaci equivalenti distribuiti dalle farmacie nazionali.
Quindi, su chi ricadrà il maggior danno della furia ideologica e iconoclasta della sinistra?

Quello che è certo è che nelle 47 farmacie comunali di Roma si venderanno solo medicine di marca, con un aggravio economico per il consumatore. E chi pagherà il conto più salato? Gli israeliani?

“Quo usque tandem…?” è sempre valida la ciceroniana catilinaria rivolta contro quello che Sallustio dipingeva come “un genio del male”.
Non si illudano i promotori di una tale farsesca scempiaggine, non si ritengano paladini della “nouvelle vague” che infesta l’Occidente: boicottare i farmaci equivalenti prodotti da TEVA non è antisionismo, è puro e semplice “tafazzismo”.


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