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Europa. Quando l’antisemitismo passa al fuoco

L’incendio contro la casa del commissario tedesco per la lotta all’odio antiebraico.

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Europa. Quando l’antisemitismo passa al fuoco

Quando qualcuno decide di appiccare il fuoco alla casa del Commissario per la lotta all’antisemitismo ci troviamo in presenza di un segnale di quelli che non possono essere rubricati genericamente, magari con sguardo vagamente inquieto, nel catalogo degli ‘episodi’ o degli ‘incidenti’. Non c’è nulla di banale in tutto ciò, ma di un vero e proprio confine che viene superato.

In Germania, nel Land del Brandenburg, vicino a Berlino, l’abitazione privata di Andreas Büttner è stata colpita da un attacco incendiario mirato. Dentro c’era la sua famiglia: i figli, gli affetti, la normalità domestica, o almeno quella che dovrebbe essere considerata tale. Il messaggio è inequivoco, sappiate che non siete più intoccabili, che non siete più al sicuro nemmeno a casa vostra.

Non si è trattato dunque né di un gesto casuale né di vandalismo generico. Sul luogo dell’attacco è apparso il triangolo rosso rovesciato, che poi è il simbolo utilizzato e riconosciuto dalla propaganda di Hamas quando vuole indicare gli obiettivi da colpire. Quindi, non uno scarabocchio, non una bravata di qualche piccolo criminale politico, ma una autentica firma ideologica e un marchio infame importato senza filtri nel cuore dell’Europa.

Non è la prima volta che succede. Sedici mesi fa l’auto di Büttner era stata imbrattata con svastiche, e ora siamo a un passo avanti: dal simbolo che insozza un oggetto a un fuoco che brucia e distrugge. La domanda che dobbiamo porci è: domani cosa dobbiamo aspettarci?

L’antisemitismo europeo non è più soltanto quello, pur sempre ripugnante, dei nostalgici del Terzo Reich o dei rigurgiti neonazisti di provincia ma – come andiamo ripetendo da mesi se non da anni – qualcosa di più ibrido e di più disinibito nel suo modo di aggredire perché mescola l’odio classico con il linguaggio della jihad, sovrappone la retorica “antisionista” alla violenza simbolica e fisica e, con gaudio di molti che agitano le piazze propal, legittima l’intimidazione come strumento politico. Punta soprattutto e direttamente chiunque provi a contrastarlo. Non l’ebreo anonimo, non la sinagoga, ma il rappresentante dello Stato che ha il compito di affermare ciò che non è accettabile.

Colpire il Commissario per la lotta all’antisemitismo significa colpire l’idea stessa che l’antisemitismo sia un problema da affrontare. Il salto di qualità, anche per i più ciechi, è a dir poco inquietante. Siamo di fronte alla dimostrazione che l’odio si sente abbastanza forte da sfidare apertamente le istituzioni, da esporre simboli terroristici su suolo europeo e da minacciare le case private, le famiglie, la sicurezza dei singoli con una rabbia che invece cieca non è, essendo intimidazione consapevole. Siamo in presenza di un vero e proprio atto di terrorismo a bassa intensità normalizzato.

La Germania, con la storia che si trascina, dovrebbe essere il luogo più impermeabile a tutto questo. Ma l’antisemitismo contemporaneo sa bene come mimetizzarsi, come cambiare vocabolario e come escogitare nuove coperture morali presentandosi come “solidarietà”, “resistenza”, persino “giustizia”. Ma quando arriva il fuoco, quando arrivano i simboli di chi massacra civili e rapisce bambini, il trucco si scioglie e resta l’odio puro, antico e sempre uguale a se stesso.

Questo attacco non riguarda solo Andreas Büttner e la sua famiglia ma l’Europa intera. Riguarda la capacità – o, meglio, l’incapacità – delle nostre democrazie di difendere chi combatte l’odio prima che l’odio diventi sistematico. Ogni volta che un segnale del genere passa senza che arrivi e si imponga una risposta politica, culturale e giudiziaria durissima, il messaggio agli aggressori è uno solo: potete fare ancora di più. Perché è così che funziona l’escalation del terrore: non esplode all’improvviso ma avanza un incendio alla volta.


Europa. Quando l’antisemitismo passa al fuoco
Europa. Quando l’antisemitismo passa al fuoco