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Etgar Keret

Ramat Gan, 20 agosto 1967 – vivente.

Setteottobre

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Etgar Keret

Etgar Keret è uno degli scrittori israeliani contemporanei più tradotti e riconoscibili. Nato in una famiglia di sopravvissuti alla Shoah, cresce in un Israele già disincantato, urbano, saturo di conflitto ma anche di ironia. La sua scrittura segna una rottura netta con il tono solenne della generazione precedente.

Tra le sue opere più importanti ci sono ‘Racconti dell’ultimo piano’, raccolta che lo impone come voce nuova e radicale; ‘All’improvviso bussano alla porta’, in cui il fantastico e l’assurdo diventano strumenti per raccontare la violenza quotidiana; ‘Sette anni di felicità’, memoir frammentario che intreccia paternità, guerra e vita civile. Accanto alla narrativa, Keret ha scritto sceneggiature e testi per il cinema e l’animazione, contribuendo a una diffusione pop della cultura israeliana.

Keret scrive in modo breve, rapido e tagliente. I suoi racconti sono popolati da perdenti, soldati spaesati, angeli stanchi, famiglie disfunzionali. Il conflitto israelo-palestinese è sempre sullo sfondo, mai spiegato, spesso trattato con humour nero. La sua forza sta nella capacità di rendere l’assurdo normale e il normale improvvisamente inquietante.

Sul piano pubblico, Keret rappresenta un Israele laico, post-ideologico, allergico alle grandi narrazioni e alle parole d’ordine. È critico verso il potere, verso il militarismo e verso le semplificazioni identitarie, ma rifiuta il ruolo di profeta morale. Non predica, osserva. Non spiega, mostra.

All’estero è spesso percepito come lo scrittore “cool” israeliano. In realtà, dietro la leggerezza apparente, la sua scrittura registra un dato profondo: una generazione che vive l’emergenza come normalità e risponde non con l’epica, ma con l’ironia. Keret conta perché ha cambiato il tono del racconto israeliano, abbassandone la voce e accelerandone il ritmo, senza svuotarlo di senso.


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