Eshkol Nevo è uno degli scrittori israeliani più letti della generazione nata dopo la guerra del 1967. Nipote di Levi Eshkol, terzo primo ministro di Israele, porta con sé un’eredità storica ingombrante che la sua scrittura cerca costantemente di ridimensionare, spostando lo sguardo dalla Storia alle vite private.
Tra le sue opere più importanti ci sono ‘I quattro palazzi’, romanzo corale ambientato a Gerusalemme che mette in scena una generazione sospesa tra ideali ereditati e disincanto; ‘Neuland’, viaggio fisico e morale che rilegge il mito sionista attraverso la fuga, il lutto e la ricerca di senso; ‘Tre piani’, forse il suo libro più noto a livello internazionale, costruito come un edificio narrativo in cui ogni piano corrisponde a una crisi familiare e identitaria.
Nevo scrive un realismo emotivo, accessibile ma non superficiale. I suoi personaggi sono uomini e donne comuni, spesso borghesi, che si confrontano con tradimenti, genitorialità, fallimenti, paura della guerra. Israele è sempre presente, ma come pressione di fondo, non come protagonista: il conflitto entra nelle case, nei silenzi, nei rapporti di coppia.
Sul piano tematico, Nevo rappresenta un Israele stanco dell’epica e in cerca di normalità, pur sapendo che la normalità è fragile. La politica resta sullo sfondo, mentre il centro è occupato dall’intimità, dalla psicologia, dalle crepe dell’identità individuale. È una scrittura che rinuncia al gesto simbolico forte per lavorare sulle sfumature.
All’estero Nevo è apprezzato perché racconta Israele senza gridare e senza semplificare. In patria è spesso accusato di eccesso di introspezione. Ma è proprio questa scelta a renderlo significativo: mostra cosa succede quando una società vive a lungo in stato di allerta e prova comunque a costruire famiglie, desideri e futuro.
Eshkol Nevo/span>

