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“Ebrei senza saperlo” di Lucetta Scaraffia – Raffaele Cortina Editore

Dalla inaspettata scoperta delle proprie radici, alla trasmissione dell’identità ebraica, nel vecchio e nuovo antisemitismo

Luisa Ciuni

Tempo di Lettura: 3 min
“Ebrei senza saperlo” di Lucetta Scaraffia - Raffaele Cortina Editore

La casuale diagnosi di una malattia della pelle diffusa prevalentemente fra gli ebrei askenazi indirizza Lucetta Scaraffia verso la ricerca, prima incredula, poi sempre più appassionata, delle proprie eventuali radici ebraiche. Che ci sono, si scopre dopo un po’. E qui per l’autrice si apre un mondo di domande sullo sfondo di una incredibile sorpresa. Perché la vulgata familiare sulla nonna Lucia (la convertita) era profondamente diversa: la donna era stata sempre contrabbandata come inglese, la si riteneva una fervente cattolica oltre che la portatrice in casa degli occhi azzurri e dei capelli biondi.

Dalle macerie della narrazione familiare arrivano domande cui è difficile dare una risposta. Perché la famiglia Wildt decise per la conversione? Fu una convinzione? Un calcolo? Ne ebbero vantaggio?
Questioni destinate a restare senza risposte certe, cui tuttavia – grazie agli archivi, all’anagrafe e alla propria conoscenza di storica – Scaraffia cerca un indizio che rischiari il passato.

L’antenato converso ben prima della nonna Lucia, Salomon Maimon arrivato nell’allora Milano austroungarica da uno shtetl polacco, cambiò religione probabilmente per migliorare la sua posizione sociale, ma non erano anni facili. L’antisemitismo era fortissimo e un ebreo, anche se battezzato, era destinato a restare un ebreo mal visto, a stento tollerato, di certo tenuto ai margini della società. La conversione aiutava di più la seconda generazione, fattesi più fievoli le tracce della cultura ebraica.

Cento anni dopo, la nonna Lucia era del tutto assimilata. La paura di subire discriminazioni, o peggio perché ebrei, finalmente scomparsa, il ricordo dell’antico testamento sepolto in quella che oggi si chiama memoria del dna, nascosto sotto strati di storia, destinato a svegliarsi a causa di una dermatologa o dagli strani casi della vita.

Lontano parente dell’autrice risulta anche il grande artista Adolfo Wildt, anche lui proveniente dagli ebrei polacchi che arrivarono in Italia nella seconda parte dell’800.

Ma il libro di Scaraffia non è solo la narrazione di una vicenda familiare molto particolare ma anche l’occasione per fare il punto su temi complessi come “chi è ebreo” con illuminanti riflessioni sulla discendenza matrilineare oppure il passato e il nuovo antisemitismo.

Dalla triste considerazione delle conversioni per necessità fino alle difficoltà di essere ebreo nella storia, l’autrice tocca tutti i punti caldi di temi antichi su cui riflettere oggi, terribilmente attuali. Vecchio e nuovo antisemitismo, la sofferenza dei perseguitati, l’indifferenza di chi guarda sullo sfondo di una società poco o nulla empatica. Se non apertamente nemica.


“Ebrei senza saperlo” di Lucetta Scaraffia – Raffaele Cortina Editore