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EAU, linea dura contro l’Iran e richieste di garanzie e risarcimenti

Gargash accusa l’Iran di aver destabilizzato il Golfo e chiede condizioni precise per qualsiasi accordo

Alessandro Carmi

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EAU, linea dura contro l’Iran e richieste di garanzie e risarcimenti

Ogni accordo con l’Iran dovrà passare da garanzie concrete e da un risarcimento per i danni subiti, altrimenti il dossier resterà aperto. Le parole di Anwar Gargash, consigliere del presidente Mohammed bin Zayed Al Nahyan, intervengono mentre si moltiplicano le indiscrezioni su un possibile riavvicinamento tra Teheran e Washington, e servono a fissare una linea che Abu Dhabi non sembra disposta a negoziare al ribasso.

Secondo Gargash, la questione centrale riguarda la credibilità dell’Iran come attore regionale, perché gli ultimi mesi hanno mostrato un livello di aggressione che, a suo giudizio, non può essere archiviato come episodio isolato. I dati diffusi dalle autorità emiratine parlano di centinaia di missili e di oltre mille droni lanciati contro il territorio del paese, con obiettivi che hanno incluso infrastrutture strategiche, porti, aeroporti e siti sensibili, tra cui anche edifici collegati alla presenza diplomatica israeliana. Il bilancio umano, pur contenuto rispetto alla scala degli attacchi, rafforza l’idea che si sia trattato di un’azione mirata a colpire la stabilità economica e simbolica degli Emirati.

La richiesta di risarcimento si inserisce in questo quadro e rappresenta molto più di una rivendicazione economica, perché implica il riconoscimento di una responsabilità diretta da parte della Repubblica Islamica dell’Iran. Allo stesso tempo, la domanda di garanzie punta a un elemento che nei rapporti tra Iran e paesi del Golfo è sempre rimasto fragile, cioè la possibilità di fidarsi di impegni politici che in passato sono stati spesso aggirati o reinterpretati. Gargash ha parlato esplicitamente di un principio di non aggressione che dovrebbe essere “ancorato” in qualsiasi intesa futura, segnalando che per Abu Dhabi il tema non è soltanto fermare le ostilità, ma ridefinire le regole del gioco regionale.

Il contesto rende questa posizione ancora più significativa. Negli ultimi anni gli Emirati avevano avviato una fase di riavvicinamento pragmatico con Teheran, riaprendo canali diplomatici e cercando di ridurre le tensioni, anche in coordinamento con altri attori del Golfo. L’escalation recente ha interrotto quel percorso e ha riportato al centro una percezione di minaccia che ora viene espressa in termini molto più espliciti, con Gargash che definisce l’Iran la principale fonte di instabilità nella regione.

Questa presa di posizione si intreccia con un quadro internazionale in movimento. Gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di riaprire un negoziato più ampio sul programma nucleare e missilistico iraniano, mentre Israele continua a considerare quel programma una linea rossa strategica. In questo scenario, gli Emirati cercano di evitare di essere spettatori passivi, inserendo le proprie richieste in un eventuale accordo che rischierebbe altrimenti di essere costruito altrove e imposto alla regione.

Le parole di Gargash contengono anche un messaggio rivolto direttamente a Teheran, perché evocano il rischio di un isolamento crescente se l’Iran continuerà su una linea di confronto con i vicini. L’idea di un “circolo vizioso” di escalation e isolamento suggerisce che, dal punto di vista emiratino, la partita resta aperta e che il prossimo passaggio dipenderà dalla capacità iraniana di modificare il proprio comportamento regionale in modo verificabile.

Per ora, il negoziato resta sullo sfondo, mentre in primo piano emerge una realtà che gli Emirati intendono fissare senza ambiguità: la sicurezza del Golfo non può essere oggetto di concessioni implicite, e qualsiasi accordo che ignori ciò che è accaduto negli ultimi mesi rischia di essere percepito come un semplice rinvio del problema, più che come una soluzione.


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