Home > Focus Venezuela > E se Maduro confessasse?

E se Maduro confessasse?

Il rapporto strategico – operativo del Venezuela con Hezbollah

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
E se Maduro confessasse?

Cosa sta raccontando Maduro agli odiati Yankee su Hezbollah? Potrebbe ammettere che il Venezuela non è stato un semplice alleato ideologico dell’Iran e dei suoi proxy, ma un centro operativo concreto per il gruppo libanese in America Latina. Secondo l’ex Assistente Segretario al Tesoro degli Stati Uniti per terrorismo e intelligence finanziaria, Marshall Billingslea, davanti al Senato USA il Venezuela ha rilasciato oltre 10.400 passaporti tra il 2010 e il 2019 a cittadini provenienti da Siria, Libano e Iran, molti dei quali legati a reti iraniane e a Hezbollah. Questi documenti permettevano ai titolari di entrare in oltre 130 Paesi, compresi Stati dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, con coperture commerciali o diplomatiche, e di muovere persone, denaro, armi e informazioni senza i normali controlli di sicurezza.

Maduro potrebbe confermare che Hezbollah ha usato i passaporti venezuelani come mezzo operativo, non come semplice stratagemma burocratico: agenti e affiliati si muovevano liberamente, stabilivano contatti nelle comunità libanesi e siriane della regione e collegavano quelle reti alle strutture criminali emergenti nel continente. Questo ha incluso canali di traffico di droga transfrontaliero, esportazioni di oro dall’Arco Minerario dell’Orinoco verso mercati internazionali e operazioni di riciclaggio di denaro attraverso strutture finanziarie, società di comodo e flussi in valuta estera sull’Isola di Margarita.

La presenza di Hezbollah si è intrecciata con reti criminali transnazionali che non erano isolate tra loro ma integrate: il contrabbando di materie prime, le rotte di droga, i canali di riciclaggio e le filiere di accesso ai documenti venezuelani. Maduro potrebbe ammettere che questi legami non sono nati per caso, ma sono stati coltivati grazie a intermediari politici e burocratici con capacità decisionale diretta nelle istituzioni di Caracas, inclusi apparati di sicurezza, ministeri chiave e funzionari con accesso a informazioni sensibili.

Gli Stati Uniti vogliono sapere chi ha firmato quei passaporti, chi ha autorizzato gli spostamenti e chi ha fornito coperture operative a Hezbollah, e Maduro potrebbe fornire proprio quei nomi e quei collegamenti. Anche se non ammettesse legami operativi in prima persona, potrebbe consegnare ai servizi statunitensi una mappa chiara delle reti, dei flussi finanziari e delle persone coinvolte, offrendo così elementi concreti su come la rete si sia estesa in regioni vulnerabili del continente.

La perdita del rifugio venezuelano ha conseguenze immediate per Hezbollah. Senza accesso a documenti facilitati dallo Stato, ai canali di import-export e alla protezione istituzionale, le operazioni del gruppo in America Latina si indeboliscono: i servizi sociali che il gruppo sosteneva nelle sue basi in Libano ricevono meno fondi, le strutture logistiche perdono terreno e le reti criminali transnazionali si frammentano. In Africa occidentale, dove Hezbollah cercava di stabilire nuovi canali di finanziamento attraverso commercio di diamanti e legname, si trova ora costretto a operare senza copertura statale ufficiale, aumentando rischi e costi.

Maduro potrebbe raccontare come Hezbollah abbia sfruttato il Venezuela come piattaforma operativa concreta, con accesso a territori, documenti, risorse finanziarie e reti criminali. Questa testimonianza fornirebbe agli Stati Uniti elementi per interventi mirati e per ricostruire come, per più di un decennio, una struttura internazionale riconosciuta come terrorista abbia esteso la sua impronta oltre il Medio Oriente.


E se Maduro confessasse?