Dicevano che Dio era morto “tra le auto prese a rate e le bandiere”. Oggi, se guardiamo bene, sembra morto dentro lo schermo di un telefono. Non servono più ideologie, libri, discussioni vere. Basta un video veloce, un volto che parla con sicurezza, e subito diventa verità. Non importa chi sia, non importa cosa sappia. Importa che sembri convinto.
Le bandiere non sono sparite, sono ancora in piazza: si appendono al balcone perché lo fa il vicino, perché lo fanno tutti, perché sembra la cosa giusta da fare. Non c’è ricerca, non c’è domanda, non c’è nessun dubbio. C’è solo l’idea che, se tanti la pensano così, allora dev’essere giusto. È un modo per sentirsi dalla parte buona senza dover capire davvero cosa succede.
E così ogni giorno nasce un nuovo colpevole. Basta un nome, un popolo, un Paese, e la folla si accende. Non servono fatti, non servono fonti. Basta un titolo, un video, un commento. Le parole più pesanti — guerra, libertà, genocidio — diventano slogan da lanciare come pietre, senza sapere cosa significano davvero. La complessità sparisce, e al suo posto resta una storia semplice, comoda, pronta da ripetere.
Il dubbio, quello sì, è morto per davvero. Non fa rumore, non fa tendenza. È più facile scegliere una posizione già pronta che fermarsi a pensare. La canzone diceva che Dio era morto nei miti dell’estate. Oggi è morto nei miti dell’algoritmo, che decide cosa dobbiamo vedere, chi dobbiamo ascoltare, chi dobbiamo accusare. Convinti di essere informati solo perché siamo esposti a qualcosa.
Forse il vero lutto non è per Dio, ma per la nostra capacità di ascoltare. Di fermarci. Di dire “non lo so”. Di distinguere tra dolore e propaganda, tra persone e simboli, tra ciò che accade davvero e ciò che ci viene mostrato. Abbiamo perso il silenzio necessario per capire, e senza silenzio non nasce nessun pensiero.
E allora sì: Dio è morto. Ma soprattutto è morto il tempo che serviva per capire il mondo. Finché continueremo a scambiare un’opinione virale per una verità, finché ci basterà un balcone o un feed per decidere da che parte stare, resteremo qui, a ripetere frasi che non ci appartengono. E non ci sarà nessuna resurrezione.
Dio è morto! (di nuovo)