Home > Scale Mobili > ⌥ Democrazia a corrente alternata

⌥ Democrazia a corrente alternata

Tempo di Lettura: 1 min



La Camera dei deputati, cioè Montecitorio, apre le porte a Francesca Albanese per presentare “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, con annessa compagnia di giro proPal, applausi compresi e sopracciglia rigorosamente rilassate. Tutto regolare, per carità: se un parlamentare invita, il regolamento consente. Fine del capitolo formale.

Il punto, però, è un altro. Quando in quelle stesse stanze mettono piede esponenti di CasaPound, sempre invitati da parlamentari, scatta l’allarme democratico, l’indignazione a reti unificate, il coro dei “mai più”. Quando invece arriva Francesca Albanese, tutti zitti e buoni. Tutti? No. Qualcuno la voce l’ha alzata, e non a caso: Sara Kelany, Elisabetta Gardini e altre hanno protestato, ponendo una domanda banale ma fastidiosa.

La regola vale per tutti o solo quando fa comodo alla nostra parte? Io non so — e lo dico senza posa — se esistano criteri precisi, soglie, filtri che distinguano l’ospite accettabile da quello impresentabile. Studierò la materia, promesso. Ma intanto una cosa è chiara: il doppio standard. Che ritorna, puntuale, come un riflesso condizionato.

E questa, ci dicono, sarebbe democrazia? Quando l’indignazione è selettiva e il silenzio è ideologico, no: è solo una democrazia a intermittenza. A corrente alternata.


Democrazia a corrente alternata /span>