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Cuba alla fine della rendita bolivariana

Quando la crisi venezuelana smette di essere un problema esterno e diventa una ferita interna.

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Cuba alla fine della rendita bolivariana

Per Cuba, il Venezuela non è mai stato soltanto un alleato politico. Caracas ha soprattutto funzionato come un fornitore energetico, un partner commerciale privilegiato, insomma una vera e propria garanzia di sopravvivenza economica quando l’isola era ormai fuori dai grandi circuiti globali. Oggi quel legame si sta sgretolando e la crisi venezuelana, lungi dal restare confinata a Caracas, colpisce L’Avana come un contraccolpo diretto. Non è una novità improvvisa, ma un processo che accelera, e che dice che Cuba rischia di perdere uno dei pochi pilastri su cui ha retto negli ultimi vent’anni.
Dalla fine degli anni Novanta, con l’arrivo al potere di Hugo Chávez, il rapporto tra Cuba e Venezuela si è trasformato in una sorta di baratto strutturale. Petrolio a prezzi agevolati in cambio di medici, insegnanti, quadri amministrativi e sostegno politico. Un meccanismo che ha permesso all’isola di tamponare il crollo seguito alla fine dell’Urss e di mantenere in piedi un’economia già fragile. Con l’ascesa di Nicolás Maduro, quel sistema ha iniziato a scricchiolare, ma è rimasto operativo finché Caracas è stata in grado di esportare greggio e finanziare i suoi alleati.
Oggi questo equilibrio è vicino al punto di rottura. Il Venezuela produce molto meno petrolio rispetto al passato, è strangolato da sanzioni, inefficienze strutturali e una crisi politica che non accenna a risolversi. Se il regime di Maduro, anche ora che è nelle mani della sua vice, dovesse cadere o anche solo ridimensionarsi ulteriormente, Cuba perderebbe una delle sue principali fonti di energia e di valuta indiretta. L’ipotesi è tutt’altro che teorica tanto che le conseguenze sono già visibili nelle lunghe file ai distributori, nei blackout frequenti, nel razionamento che torna a scandire la vita quotidiana dell’isola caraibica dominata dal regime inaugurato da Fidel Castro.
L’economia cubana è in declino da anni. Dal 2016 il Pil arretra, il turismo non è più tornato ai livelli pre-pandemia e la produzione agricola interna resta insufficiente. La dipendenza dall’estero, soprattutto per il carburante, è diventata un fattore di vulnerabilità politica oltre che economica. Senza il petrolio venezuelano, l’isola è costretta a rivolgersi a fornitori più costosi e meno affidabili, in un contesto in cui le riserve di valuta sono ridotte al minimo.
A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato. Il legame con Caracas non era solo economico, ma ideologico. Il blocco bolivariano ha rappresentato per L’Avana una rete di protezione diplomatica in America Latina e nelle sedi internazionali. Se quella rete si indebolisce, Cuba rischia un isolamento ancora maggiore, proprio mentre tenta timide aperture economiche interne che non riescono però a tradursi in una vera crescita.
Il governo cubano si muove in uno spazio sempre più stretto. Da un lato cerca nuovi partner, guarda alla Russia, alla Cina, tenta di riattivare canali con l’Europa. Dall’altro deve fare i conti con una popolazione stremata, segnata dall’emigrazione di massa e da un malcontento che non si vedeva da decenni. Le proteste del 2021 hanno lasciato una traccia profonda, e la crisi energetica rischia di riaprire una frattura sociale che il potere non riesce più a coprire con la sola retorica.
In questo quadro, il destino di Cuba è legato a doppio filo a quello del Venezuela, ma senza più la capacità di influenzarlo. L’isola subisce una crisi che non ha provocato e che non può controllare. Se Caracas cambia, L’Avana dovrà cambiare per forza, e in fretta. Non per scelta, ma per ovvia e impellente necessità.
La fine della rendita venezuelana segna dunque un passaggio storico e chiude una stagione iniziata con Chávez costringendo Cuba a confrontarsi con una realtà che aveva rimandato il più a lungo possibile. Senza più un protettore energetico e politico, l’isola si trova davanti a un bivio che non riguarda solo l’economia, ma il modello stesso di potere che l’ha governata per oltre sessant’anni.


Cuba alla fine della rendita bolivariana
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