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Il Punto. Croazia, stabilità europea e nervi scoperti

Tra integrazione occidentale e fragilità interne, Zagabria cerca un equilibrio che non è mai del tutto acquisito

Paolo Montesi

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Il Punto. Croazia, stabilità europea e nervi scoperti

La Croazia appare oggi come uno dei Paesi balcanici che meglio hanno completato il proprio percorso di integrazione euro-atlantica, ma questa immagine di stabilità istituzionale convive con tensioni politiche e sociali che continuano a segnare il dibattito interno. A governare è ancora il partito conservatore HDZ, con il primo ministro Andrej Plenković, al centro di un sistema che garantisce continuità e affidabilità sul piano internazionale, ma che fatica a rispondere in modo convincente a una crescente domanda di rinnovamento.

Plenković ha costruito la propria leadership su un profilo moderato, europeista e pragmatico, riuscendo a tenere la Croazia saldamente ancorata all’Unione europea e alla Nato, di cui è membro a pieno titolo. L’ingresso nell’area Schengen e l’adozione dell’euro hanno rappresentato due passaggi simbolici e concreti, che hanno rafforzato la percezione di un Paese ormai pienamente inserito nel nucleo dell’Europa politica ed economica. Tuttavia, questi risultati non hanno cancellato problemi strutturali che restano evidenti, a partire dalla corruzione, che continua a coinvolgere settori dell’amministrazione pubblica e a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Sul piano sociale, la Croazia è attraversata da una persistente emigrazione giovanile, soprattutto verso Germania e Austria, che impoverisce il tessuto demografico e alimenta un senso diffuso di stagnazione. Il turismo resta una colonna portante dell’economia, capace di generare crescita e occupazione, ma anche di accentuare squilibri territoriali e dipendenze stagionali. Le aree interne e rurali faticano a tenere il passo della costa adriatica, mentre l’aumento del costo della vita, aggravato dall’adozione dell’euro, è diventato uno dei temi più sensibili nel confronto politico.

Nel contesto regionale, Zagabria mantiene rapporti complessi con i vicini balcanici, in particolare con la Serbia e con la Bosnia-Erzegovina. Le questioni legate alla memoria della guerra degli anni Novanta, alla tutela delle minoranze e ai confini simbolici dell’identità nazionale riaffiorano periodicamente, soprattutto in occasione di campagne elettorali, alimentando una retorica che guarda al passato più che al futuro. Allo stesso tempo, la Croazia cerca di presentarsi come un attore responsabile nei Balcani occidentali, sostenendo formalmente l’allargamento europeo della regione, pur difendendo con decisione i propri interessi nazionali.

In politica estera, il Paese è saldamente allineato alle posizioni dell’Unione europea e degli Stati Uniti, come dimostrato dal sostegno all’Ucraina dopo l’invasione russa e dall’adesione alle sanzioni contro Mosca. Questo posizionamento rafforza la credibilità internazionale di Zagabria, ma comporta anche una riduzione degli spazi di manovra autonoma, soprattutto in un contesto globale sempre più polarizzato. La Croazia accetta questo vincolo come il prezzo da pagare per la sicurezza e per il mantenimento di un ruolo riconosciuto nello scacchiere europeo.

I rapporti con Israele si inseriscono in questa cornice di pragmatismo occidentale. Le relazioni diplomatiche sono solide e improntate a una cooperazione discreta, che riguarda settori come la difesa, la sicurezza e l’innovazione tecnologica. Zagabria ha mantenuto nel tempo un atteggiamento equilibrato nei confronti del conflitto mediorientale, evitando derive ideologiche e collocandosi su posizioni generalmente compatibili con quelle dei partner europei e atlantici. Pur non assumendo un ruolo di primo piano nel dibattito internazionale su Israele, la Croazia si distingue per un approccio pragmatico, che privilegia i rapporti bilaterali e una cooperazione concreta.

Nel dibattito interno, la questione israelo-palestinese non occupa uno spazio centrale, ma emerge talvolta come riflesso di dinamiche più ampie, legate all’identità, alla memoria storica e al rapporto con l’Occidente. Il governo evita prese di posizione che possano alimentare polarizzazioni inutili, consapevole che la priorità resta la stabilità interna e la credibilità internazionale.

La Croazia di oggi è dunque un Paese che ha completato molte delle tappe che altri nei Balcani ancora inseguono, ma che non può permettersi di considerare questo percorso come definitivamente concluso. La stabilità politica garantita dall’attuale leadership convive con una società che chiede risposte più incisive su lavoro, equità e futuro. In questo equilibrio delicato, Zagabria continua a muoversi con cautela, cercando di restare un attore affidabile per i partner occidentali senza perdere il contatto con una realtà interna che resta, sotto molti aspetti, irrisolta.


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