Ci aveva avvisati. La signora Albanese ci aveva avvisati. E noi scemi a non crederle davvero. E loro scemi a metterle medaglie sul petto e corone sul capino. E gli altri ancora più stupidi a tenersela nel palazzetto di vetro e a coccolarla nella spa della marginalità politica.
Ci aveva avvisati. Bastava ascoltarla senza paraocchi ideologici per capire dove avrebbe portato quella postura morale travestita da diritto internazionale.
A rispondere, oggi, sono gli iraniani che scendono nelle piazze occidentali, da New York alle capitali europee, e che guardano certi professionisti dell’indignazione con un misto di rabbia e sarcasmo: dove eravate quando il regime degli ayatollah massacrava il nostro popolo, impiccava i ragazzi, spezzava le donne? Dove eravate quando la libertà veniva soffocata nelle carceri di Teheran?
Noi lo chiediamo anche a Roma, martedi 3 marzo alle ore 18 a piazza Santi Apostoli. Ci aveva, ci avevano avvisati. Uomo avvisato mezzo salvato, dice il proverbio. Ma da loro, dalle Salis e dalle Albanesi, chi o cosa ci salva? Non le etichette, non le pose, non le carriere costruite sull’ambiguità. Ci salva una cosa semplice e testarda: l’amore per la libertà, per la verità, per la dignità umana. È poco glamour, ma è l’unico scudo che abbiamo.
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Cosa ci salva
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