Nell’editoriale del 2 marzo sul Corriere della Sera,dal titolo “Quando l’Europa si scopre debole” il vicedirettore Antonio Polito esprime le sue opinioni sull’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, che non intendiamo commentare in rispetto della libertà di ognuno di esprimere il proprio punto di vista. E però nelle righe iniziali c’è un’affermazione categorica che non si può ignorare. Scrive Polito: “D’altra parte non possiamo piangere la fine di Ali Khamenei, il più longevo dittatore del mondo, né quella di 48 leader del suo feroce regime, capace di uccidere in pochi giorni un numero di civili comparabile a quello dei palestinesi sterminati da Israele nella guerra di Gaza”. Gli ayatollah uccidono, Israele stermina. Vediamo che significati indica il vocabolario Treccani per i due termini. Uccidere significa “causare la morte, per lo più con mezzi o in modi violenti”, mentre “sterminare” vuol dire “uccidere più persone non lasciando che alcuno sopravviva”.
Secondo Polito, quindi, gli ayatollah uccidono chi gli capita sotto mano fra i civili iraniani, ma senza altri intenti. L’azione di Israele è ben altra cosa: uccide i palestinesi uno per uno con l’intento di non lasciarne uno vivo! Il presupposto su cui il vicedirettore fonda il suo editoriale è dunque che lo Stato ebraico sia un’entità sterminatrice dando con ciò un’accezione apocalittica, terminale, alla guerra intrapresa dal governo israeliano contro Hamas dopo il pogrom del 7 ottobre 2023. Il regime degli ayatollah, invece, si merita solo l’aggettivo di “feroce”.
Viene il sospetto che Antonio Polito abbia usato la parola “sterminare” per sottintendere che Israele a Gaza ha commesso un “genocidio”. E’chiaro che il vicedirettore del più importante quotidiano italiano sa benissimo che questa accusa è controversa e contestata da più fonti. A cominciare dalla senatrice Liliana Segre che ha sostenuto in più occasioni che “dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Intervenendo sul Corriere della Sera ha precisato: “l’accusa strumentale di genocidio proietta sull’intero Stato di Israele e su tutto il popolo israeliano, non solo sul pessimo governo in carica, l’immagine del male assoluto”. Così che, se Polito avesse scritto “genocidio” nero su bianco, avrebbe dovuto argomentarlo almeno un po’. Riprendendo Segre, vogliamo, infatti, ricordare i caratteri tipici di un genocidio? Essenzialmente due: uno è la pianificazione dell’eliminazione, almeno nelle intenzioni, completa dell’etnia o del gruppo sociale oggetto della campagna genocidaria; l’altro è l’assenza di un rapporto funzionale con una guerra. Per cui diventa difficile argomentare questa accusa nei riguardi di Israele senza scadere nella propaganda.
Antonio Polito non ha scritto “genocidio”, ma a noi sembra che lo abbia detto senza dirlo e chi voleva capire capiva. Ma questa in fondo è una questione di lana caprina. Polito ha scritto che Israele ha sterminato i palestinesi e tanto ci basta per ascrivere questa sua affermazione nella scia della propaganda di criminalizzazione dello Stato ebraico, alimentata dalle fake di Hamas, Iran e da tutto l’Asse del male, che ha conquistato in Occidente piazze, campus, intellettuali e giornalisti.
Corsera, Polito: gli ayatollah uccidono, Israele stermina