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Come nasce il problema dei profughi ebrei sovietici (anni ’70–’80)

Setteottobre

Tempo di Lettura: 1 min
Come nasce il problema dei profughi ebrei sovietici (anni ’70–’80)

Di cosa si parla

Della condizione degli ebrei dell’URSS che, pur non essendo formalmente espulsi, vivono una situazione di discriminazione sistemica e cercano di emigrare.

Il contesto

Unione Sovietica: Stato con un antisemitismo strutturale, politico e burocratico.

Il problema di fondo

Gli ebrei non sono riconosciuti come minoranza nazionale con diritti culturali, ma come “nazionalità” sospetta, associata a Israele e all’Occidente.

Le discriminazioni

Accesso limitato a università, carriere statali, ricerca scientifica, esercito e partito. Antisemitismo mascherato da antisionismo.
Il nodo dell’emigrazione
. Chi chiede il permesso di lasciare l’URSS perde lavoro, status e diritti civili. Molti restano bloccati per anni.

I “refusnik”

Ebrei a cui viene rifiutato il visto di uscita: diventano simbolo internazionale della repressione sovietica.

Anni ’70

Pressione internazionale e accordi Est-Ovest aprono spiragli: decine di migliaia riescono a partire, soprattutto verso Israele.

Anni ’80

Nuova stretta sotto Brežnev e poi lento allentamento finale con Gorbačëv, fino all’esodo di massa di fine decennio.

Punto chiave

Non profughi di guerra, ma profughi di sistema: persone intrappolate da uno Stato che non li vuole integrare né lasciar andare.


Come nasce il problema dei profughi ebrei sovietici (anni ’70–’80)