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Come costruire il mostro, dallo Stürmer all’Espresso

Dalla propaganda nazista alle immagini contemporanee: quando la critica politica diventa disumanizzazione

Giorgio Berruto

Tempo di Lettura: 5 min
Come costruire il mostro, dallo Stürmer all’Espresso

La cifra dello Stürmer, il giornale di violenta propaganda antiebraica nazista pubblicato negli anni trenta, era ritrarre ebrei irsuti dai nasi abnormi intenti a contare soldi o a stuprare donne bionde. La copertina del settimanale L’Espresso del 10 aprile da tempo in prima linea nella delegittimazione e deumanizzazione dello Stato ebraico Israele, recava un’immagine altrettanto eloquente: un soldato dalla carnagione chiara con il mitra in mano e un ghigno tra mefistofelico e scimmiesco in faccia di fronte a una donna velata a capo chino di pelle olivastra. Titolo: “L’abuso”. Sotto, in corpo minore, l’elenco a senso unico delle malefatte di Israele: “L’annessione della Cisgiordania, con i soldati complici dei coloni. Gaza annientata. L’avanzata in Libano. Il confine violato in Siria. La guerra all’Iran. Pulizia etnica e massacri. Così la destra sionista dà forma al Grande Israele”.

Non mi soffermo su questi slogan, se non per segnalare che con il giornalismo hanno poco a che fare e si tratta, al massimo, di prese di posizione politiche e grossolanità inesatte (quando sarebbe avvenuta, per limitarci a un esempio, la suddetta “annessione della Cisgiordania”?). Ma torniamo all’immagine. Il soldato è israeliano, la donna senza dubbio araba palestinese. Sullo sfondo un paesaggio collinare mediterraneo, diciamo pure Giudea e Samaria o, se si preferisce, i territori contesi. E ci sono un altro paio di dettagli eloquenti. Il soldato israeliano, che con la mano libera dal mitra sembra filmare la donna, porta una larga kippà all’uncinetto e lunghe pe’ot. Chi guarda è pietrificato dall’orrore: l’immagine comunica un abuso doppio, anzi triplo: la violenza fisica, il sadismo disumano che porta a filmare la vittima e non da ultimo il dominio sessuale del maschio bianco sulla donna dai marcati tratti orientali – dimensione ribadita dal titolo cubitale: “L’abuso”.

Tra le immagini dello Stürmer e quelle dell’Espresso esistono alcune differenze. Le prime, per esempio, erano disegnate, le seconde create con l’intelligenza artificiale oppure da ritagli di fotografie oppure da foto in posa oppure ancora da fotografie reali estrapolate dal contesto. La caratterizzazione degli ebrei è invece sorprendentemente simile: nell’uno e nell’altro caso esseri orrendi e dunque malvagi, potenti e sadici, preda di impulsi bestiali scatenati sulle proprie vittime, quasi sempre raffigurate come donne e bambini – cioè nel lessico iconologico condiviso umili e indifesi, la quintessenza stessa dell’umanità. E chi colpisce la quintessenza dell’umanità non è forse disumano?

C’è un altro aspetto che le immagini del giornale di pornografia antisemita nazista e L’Espresso condividono, ed è la confusione voluta dei piani per far dire all’immagine – già di per sé frutto di manipolazione – ciò che da sola ancora non dice. Tramite immagini che mostrano la fame di dominio, la violenza, il sadismo e il tradimento a opera dell’ebreo nella vita quotidiana (per esempio la violenza sessuale di un vecchio dal naso adunco su una bambina bionda), lo Stürmer riconduce agli ebrei tutti i mali della Germania e del mondo e li addita come agenti patogeni da annientare. L’Espresso mostra a sua volta quello che agli occhi di qualunque osservatore è un colono in divisa, e così facendo suggerisce una ovvia equazione tra esercito israeliano e la frangia minoritaria dei “ragazzi delle colline”. Di più: un colono religioso, la quintessenza insomma del colono ebreo, dell’ebreo che si prende quello che non è suo con la violenza o peggio.

Sia chiaro: i coloni fondamentalisti religiosi esistono e rappresentano uno dei più grandi problemi di Israele, oggi più che mai poiché godono dell’aperta simpatia di pezzi del governo israeliano e della sostanziale indifferenza del grosso della maggioranza. Alcuni praticano illegalità, violenza (sempre più spesso anche contro i soldati dell’esercito israeliano o altri ebrei), discorsi di odio e in modo crescente azioni terroristiche. Sono un grande problema che, a parere di chi scrive, l’attuale governo israeliano non affronta sufficientemente e, quel che è perfino peggio, non lo fa con la consapevolezza dettata vuoi dalla condivisione, vuoi (più spesso) dal calcolo. Il fondamentalismo messianico costituisce insomma un pericolo esistenziale per Israele.

Allo stesso tempo va detto che si tratta di alcune migliaia di persone e, soprattutto, di persone che agiscono contro le istituzioni, le leggi e le forze dell’ordine israeliane stesse. Questo però è esattamente quello che non fa L’Espresso, che ha già pronta la tesi tanto grossolana quanto falsa secondo la quale questo e nient’altro è Israele. Ma se lo Stato degli ebrei è disumano come la grottesca figura scelta per rappresentarlo, ebbene, la conclusione servita al lettore su un piatto d’argento è che Israele – cioè gli ebrei – debba scomparire dalla faccia della terra. Questa, in ogni caso, è la conclusione immediata di centinaia di commentatori del post dell’Espresso sui social network. Bisognerebbe fare un esperimento: pubblicare un’immagine antiebraica tratta dallo Stürmer e vedere il tono di commenti e reazioni. Le differenze sarebbero probabilmente molto minori di quanto ci si potrebbe aspettare. Scommettiamo?


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