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Ciro Principe e Israele, come è nata un’amicizia

Il TikToker ha pubblicato un libro dove racconta come e perché si è avvicinato allo Stato ebraico

Luisa Ciuni

Tempo di Lettura: 4 min
Ciro Principe e Israele, come è nata un’amicizia

È napoletano verace, fa il comico e il TikToker e, con lo strumento dei social, combatte l’antisemitismo. Si chiama Ciro Principe e ha appena pubblicato in proprio un volume dal titolo “Come sono diventato pro-Israele”. La sua è una voce fuori dal coro dell’universo giovanile a cui tenta di spiegare con video e parole semplici, ma pertinenti ed esatte, che cosa succede a Gaza e in Palestina. Di chi la pensa in modo diverso se ne infischia dall’alto dei tantissimi followersche gli consentono di diffondere capillarmente le sue opinioni.

Da sempre interessato alla cultura ebraica, cui è arrivato da comico idolatrando Woody Allen, quel sabato del 7 ottobre 2023 si trovava allo stadio. Ed è quella giornata a essere stata per lui il momento della svolta, quando ha capito che era necessario passare da un interesse puramente culturale a un aiuto concreto. “All’inizio”, scrive nel suo libro, “qualcuno mi ha detto che ero pazzo, che era meglio non esporsi perché ‘non conviene difendere Israele, nessuno lo fa’. E forse per questo l’ho fatto, perché non è una questione di schieramento politico ma di dignità umana”.

Ateo, estraneo alle Comunità ebraiche, cane sciolto, non legato ad alcun partito, Principe aiuta il mondo ebraico con quello che sa fare: i video in cui sbugiarda i pro-pal, molte affermazioni del mondo islamico o espone alcuni fatti di cronaca con un’esattezza che manca a molti professionisti del settore. E spiega in modo semplice (e soprattutto non paludato) che cosa sia l’antisemitismo. La sua formula funziona e i giovani lo stanno a sentire. Alla solita domanda degli haters — “chi ti paga?” — risponde con un’alzata di spalle e tanto lavoro di divulgazione.

“L’antisemitismo è comodo”, sostiene. “Ti evita di guardare i tuoi fallimenti, ti regala un nemico esterno da usare come valvola di sfogo, ti illude che ci sia qualcun altro dietro le tue sfighe”. Certo, i suoi non sono né hanno la pretesa di essere testi sacri, ma la formulazione è lampante e diretta verso chi non conosce affatto gli argomenti ma vuole sapere. Al papa – nella figura di Bergoglio – non le manda a dire. “Criticare Israele”, afferma nel libro, “va bene eh! Nessuno ti dice che debba piacere a tutti. Ma da qui a trasformare la Chiesa in una succursale dell’UNRWA magari anche no… Un tempo i papi difendevano Roma, ora difendono Ramallah…”.

Il tono è questo: semplice, diretto, nessun giro di parole. E chi non vuole andare avanti cambi post. Ma uno degli argomenti trattati da Principe e fra i più interessanti, riguarda le difficoltà di chi online pubblica qualcosa su Israele, e sono in molti a essere bannati con rapidità. Ecco cosa scrive il TikToker cui gli haters, non contenti degli insulti e delle minacce di morte, hanno anche messo a rischio il lavoro online: “La prima volta che mi hanno bannato pensavo che ci fosse un errore… non mi ero reso conto che dietro ad ogni social media c’è un algoritmo che decide chi può parlare e chi no e che quell’algoritmo ha un’allergia particolare quando si parla di Israele”.

All’improvviso Principe si è trovato bloccato il suo account Facebook con 50.000 followers e la pagina rimossa per “violazioni ripetute”. “Quando ho perso la pagina mi sono detto ‘ma chi me lo fa fare?’”, spiega ancora nel libro. “Poi ho studiato che cosa mi era successo come per un esame universitario. I pro-pal e i musulmani hanno gruppi Telegram e chat WhatsApp dove si organizzano. Quando vedono un contenuto che non gli piace lanciano l’allarme e partono. L’algoritmo non controlla, conta. E quando arriva a un certo numero ferma i post o chiude la pagina. Sono stato bannato tre volte, poi ho capito e mi sono adattato… ho imparato cosa fare…”. Insomma, un volume in prima persona di un amico di Israele che vuole farsi capire. E ci riesce.


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