Cipro è un’isola che vive da mezzo secolo in una condizione di sospensione permanente, formalmente uno Stato unitario ma di fatto spezzato, con una linea di demarcazione che attraversa la capitale e che ricorda ogni giorno quanto la storia non sia mai davvero passata. Dal 1974 l’isola è divisa tra la Repubblica di Cipro, che controlla la parte meridionale ed è membro dell’Unione europea, e la parte settentrionale occupata dalla Turchia, autoproclamatasi Repubblica Turca di Cipro del Nord e riconosciuta soltanto da Ankara. Una frattura che non è solo territoriale, ma politica, demografica e simbolica, e che continua a condizionare ogni scelta strategica del paese.
La Repubblica di Cipro è oggi governata dal presidente Nikos Christodoulides, eletto nel 2023 con un profilo centrista e pragmatico, sostenuto da una coalizione eterogenea che riflette la frammentazione del sistema politico cipriota. Christodoulides ha ereditato un paese economicamente più stabile rispetto al passato recente, dopo la crisi bancaria del 2013, ma ancora esposto a vulnerabilità strutturali, dalla dipendenza dai servizi finanziari e dal turismo fino alla pressione geopolitica costante esercitata dalla Turchia. Il nodo della riunificazione resta ufficialmente al centro dell’agenda, anche se negli ultimi anni il processo negoziale promosso dalle Nazioni Unite appare sostanzialmente congelato, con Ankara sempre meno interessata a una soluzione federale e sempre più orientata a consolidare una realtà di fatto a due Stati.
Nel nord dell’isola il potere è saldamente nelle mani delle autorità turco-cipriote, la cui autonomia politica è limitata dal controllo militare ed economico di Ankara, che mantiene decine di migliaia di soldati sul territorio e utilizza Cipro Nord come leva strategica nel Mediterraneo orientale. La linea verde che separa le due entità non è più una frontiera invalicabile come in passato, ma resta una cicatrice visibile, soprattutto a Nicosia, unica capitale europea ancora divisa, dove checkpoint, bandiere e caserme convivono con caffè, uffici e università.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, Cipro Sud ha progressivamente spostato il proprio baricentro strategico rafforzando i legami con Israele, in un contesto regionale segnato dalla scoperta di importanti giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale. La cooperazione tra Nicosia e Gerusalemme si è sviluppata su più livelli, dall’energia alla difesa, passando per la sicurezza marittima e la cooperazione tecnologica. I progetti comuni sui gasdotti, pur rallentati da difficoltà economiche e geopolitiche, hanno contribuito a creare un asse politico stabile, spesso coordinato anche con la Grecia, che rappresenta per Israele un’alternativa affidabile alle relazioni problematiche con la Turchia.
Per Cipro, il rapporto con Israele non è soltanto una scelta energetica, ma una precisa presa di posizione strategica. Israele è visto come un partner capace di garantire sicurezza in una regione sempre più instabile, soprattutto di fronte all’assertività turca e alla crescente competizione per il controllo delle risorse marine. Le esercitazioni militari congiunte, lo scambio di intelligence e la cooperazione in ambito cyber hanno consolidato un rapporto che va oltre la contingenza economica e che si inserisce in una più ampia architettura di alleanze informali nel Mediterraneo orientale.
Allo stesso tempo, Cipro resta un paese costretto a muoversi con cautela, consapevole dei propri limiti demografici e militari, e del fatto che ogni passo falso potrebbe riaccendere tensioni sopite ma mai risolte. L’isola continua a vivere in equilibrio instabile tra appartenenza europea, prossimità mediorientale e pressione turca, cercando di trasformare la propria fragilità in un ruolo di mediazione e di snodo regionale. Un’ambizione legittima, ma che richiede una lucidità politica costante, perché a Cipro la storia non concede distrazioni e ogni scelta, anche la più tecnica, ha sempre un peso geopolitico.
Cipro, l’isola sospesa tra due mondi
Cipro, l’isola sospesa tra due mondi

