Cilia Flores non è mai stata soltanto la (seconda) moglie di Nicolás Maduro. Settantenne, avvocato, da giovane ha lasciato la sua città natale, Cojedes, per fare fortuna, e ci è riuscita piuttosto bene: è considerata una delle persone più influenti del Venezuela. La coppia è insieme da oltre trent’anni e si sono sposati nel luglio 2013. Ma Flores inizia la sua carriera negli anni Novanta, distinguendosi come difensore legale di Hugo Chávez dopo il tentativo di colpo di Stato del 1992. La sua azione contribuì alla liberazione di Chávez e segnò l’inizio di un legame politico che l’avrebbe portata a ruoli di rilievo nel chavismo. Negli anni successivi cresce rapidamente all’interno del Movimiento Quinta República e diventa deputata all’Asamblea Nacional.
All’inizio degli anni Duemila, mentre Chávez consolidava il potere e ridefiniva lo Stato secondo la linea politica chavista, Flores occupava già incarichi istituzionali di grande responsabilità, tra cui procuratrice generale e presidente dell’Asamblea Nacional, la prima donna a ricoprire questa carica. La sua presidenza dell’Asamblea fu segnata da decisioni controverse, tra cui limitazioni all’accesso dei giornalisti alla camera durante le sedute.
Cilia Flores non si definisce Primera Dama, ma Primera Combatiente, titolo che riflette il ruolo attivo che le viene attribuito all’interno della rivoluzione bolivariana e nelle istituzioni del Paese. Flores ha contribuito a introdurre Nicolás Maduro nel chavismo e a consolidare la sua carriera politica, diventando una figura di riferimento all’interno del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV).
Durante la sua lunga attività politica ha partecipato a tutte le fasi chiave del chavismo, comprese le elezioni legislative e la formazione dell’Asamblea Costituente del 2017, una nuova camera costituzionale voluta dal governo dopo anni di scontro con l’opposizione.
Tra le principali controversie legate a Flores ci sono quelle dei suoi familiari. Nel 2015 due suoi nipoti, Efraín Campo Flores e Francisco Flores de Freitas, furono arrestati negli Stati Uniti con l’accusa di traffico internazionale di cocaina. La stampa internazionale li ha definiti narcosobrinos, “narconipoti”. Entrambi furono condannati a pene detentive negli Stati Uniti e successivamente rilasciati nel 2022 nell’ambito di uno scambio di prigionieri; la vicenda ha attirato l’attenzione sul modo in cui persone a lei vicine operavano su scala internazionale.
Altri membri del suo entourage hanno ottenuto incarichi in istituzioni statali, suscitando accuse di nepotismo e gestione di reti familiari all’interno della politica venezuelana. Nel dicembre 2025, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha emesso nuove sanzioni rivolte a familiari e associati legati alla famiglia di Maduro e Flores, incluse persone coinvolte in attività finanziarie legate al settore petrolifero e alla struttura economica dello Stato.
Flores è stata oggetto di sanzioni internazionali anche in precedenza. Nel 2018 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti l’ha inclusa in un elenco di funzionari accusati di corruzione e repressione politica, mentre altri Paesi come Canada, Panama e Colombia hanno adottato provvedimenti simili nei confronti di membri dell’élite venezuelana. Maduro ha difeso la moglie criticando le misure statunitensi, ritenute un attacco alla sovranità del Paese. Lo fece con fare da bullo. Come quando qualche mese fa sbottò con la frase “Ustedes vengan por mí”, riferendosi alla pressione degli Stati Uniti e al dispiegamento di truppe vicino al Venezuela.
Sabato scorso Washington ha esaudito il suo desiderio, mentre dormiva in un bunker insieme a quella donna che dal piccolo paese di Cojedes era arrivata ai vertici del potere di Caracas.
Cilia Flores, il volto nascosto del potere a Caracas
Cilia Flores, il volto nascosto del potere a Caracas

