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⌥ Chi giudicherà questa guerra?

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La domanda più onesta, in mezzo al frastuono delle analisi e delle tifoserie, è la più semplice: chi giudicherà questa guerra? Non chi la vincerà, ma con quale metro la si misurerà. Perché il punto ormai non è solo militare ma intellettuale, morale, perfino civile.

Il conflitto si allarga ancora: gli Houthi sono entrati in scena, trasformando una guerra già esplosiva in un sistema di fronti mobili che va dal Golfo al Mar Rosso, fino allo stretto di Hormuz. Ogni nuovo attore aggiunge caos, pressione sulle rotte, rischio per energia e commercio. Ma soprattutto rende più fragile ogni criterio di giudizio. C’è chi valuta solo la forza, chi solo il diritto, chi soltanto l’impatto umanitario, chi il prezzo del petrolio. Ognuno usa il proprio metro e lo assolutizza. Così la maggior parte delle persone non ci capisce più niente, al massimo conferma le proprie convinzioni.

Credo si possibile dire che non esiste più una grammatica comune con cui leggere la guerra. E senza grammatica condivisa, resta solo la reazione emotiva, la tifoseria morale, il tribunale permanente dei social e dei talk.

La verità, più scomoda, è che questa guerra, oltre al fatto che sta rifinendo il Medio Oriente, sta mostrando che l’Occidente ha perso il linguaggio con cui distinguere aggressione, deterrenza, legittima difesa, escalation, responsabilità. E quando si perde il linguaggio, il giudizio arriva sempre dopo i fatti. Ovverosia, sempre troppo tardi.


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