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Caso Sabadell: controlli rafforzati o discriminazione verso i clienti israeliani?

Sara Hernández Díez

Tempo di Lettura: 2 min
Caso Sabadell: controlli rafforzati o discriminazione verso i clienti israeliani?

La banca Sabadell, quarto gruppo spagnolo per attività, è finita nell’occhio del ciclone per le procedure applicate ai clienti israeliani dopo il Regio decreto-legge 10/2025 del 23 settembre, che prevede, tra le altre misure, l’embargo totale di armi verso Israele e il divieto di importare e pubblicizzare prodotti provenienti dagli insediamenti nei territori palestinesi occupati.

La vicenda deflagra il 26 ottobre, quando lo scrittore israeliano Hen Mazzig scrive sui social: «In Spagna gli israeliani subiscono il congelamento dei conti dopo il nuovo decreto contro il genocidio a Gaza». Alla denuncia seguono altre testimonianze: fondi di fatto resi inattivi, impossibilità di pagare affitti, stipendi e fornitori.

Secondo diverse segnalazioni, Sabadell avrebbe chiesto ai correntisti israeliani dichiarazioni aggiuntive: attestare che i fondi non provengono da Giudea e Samaria, presentare dichiarazioni dei redditi autenticate e tradotte, confermare la non violazione del R.D.L. In un «Modulo di dichiarazione sulla fine di beni/servizi per l’esportazione/importazione in Israele» inviato ai clienti israeliani si chiedeva, fra l’altro, di indicare l’origine geografica dei fondi e, per le importazioni, di attestare che i prodotti non provenivano da insediamenti israeliani «in conformità con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024».

Alcuni imprenditori parlano di operatività rallentata: pagamenti e bonifici sottoposti al vaglio del dipartimento compliance, con blocchi di fatto sull’attività economica. La banca respinge l’accusa di congelamenti e nega cambi di policy verso i clienti israeliani; ammette, però, che il decreto impone «maggiori controlli» e la richiesta di documentazione ulteriore per rispettare la normativa vigente.

Nei giorni scorsi l’ambasciata d’Israele a Madrid ha fatto sapere di aver ricevuto rassicurazioni: le misure e l’obbligo di firmare il modulo risultano sospesi, con invito a segnalare eventuali criticità residue. L’Associazione spagnola delle banche, invece, ha scelto il silenzio istituzionale: «Non abbiamo nulla da dire in merito».

Resta il punto dirimente: quando l’adeguamento a un decreto diventa, per modalità e perimetro, una discriminazione selettiva? E perché criteri analoghi non vengono applicati — chiedono in molti — a soggetti legati a Hezbollah in Libano, a entità finanziarie vicine al regime iraniano o a capitali di Stati che promuovono il terrorismo? Il ricordo di Madrid, 11 marzo 2004 — 192 morti e 2.057 feriti — interroga ancora oggi coerenza, proporzionalità e trasparenza dei controlli. Il silenzio non è una risposta.


Caso Sabadell: controlli rafforzati o discriminazione verso i clienti israeliani?
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