Home > Focus Iran > Buio a Teheran. Telecamere spente, miliziani mascherati e manifestanti pagati

Buio a Teheran. Telecamere spente, miliziani mascherati e manifestanti pagati

Testimonianze filtrate nonostante il blackout digitale descrivono una capitale militarizzata, scuole occupate, strade presidiate e tanta paura

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Buio a Teheran. Telecamere spente, miliziani mascherati e manifestanti pagati

Le testimonianze che arrivano, sia pure filtrate, raccontano uno scenario da vero incubo quotidiano. Teheran si muove in una penombra innaturale, dove la vita continua sotto un livello di controllo che emerge solo a tratti, attraverso frammenti di voci riuscite a oltrepassare un blackout informativo che dura da settimane. Quelle voci, raccolte e rilanciate da media come N12 e Iran International, restituiscono un’immagine coerente nella sua inquietudine, fatta di strade presidiate, segnali di paura e una gestione del consenso che assume forme sempre più artificiali.

Secondo queste ricostruzioni, le telecamere di sicurezza sarebbero state disattivate in diverse aree della capitale, mentre unità delle Guardie Rivoluzionarie operano rimuovendo le targhe dai veicoli e coprendo i volti con maschere, in modo da rendere difficile ogni forma di identificazione. L’effetto complessivo è quello di una presenza che si percepisce ovunque e che allo stesso tempo evita di essere riconosciuta, come se il controllo dovesse rimanere visibile ma non tracciabile.

La costruzione del consenso segue una logica altrettanto precisa. Le manifestazioni a sostegno del regime, che nelle immagini ufficiali appaiono come espressione spontanea di adesione, vengono descritte dalle fonti locali come iniziative organizzate e remunerate, con piccoli gruppi distribuiti nelle piazze e compensati con somme giornaliere e pasti. Gli slogan religiosi scanditi per le strade, tra cui “Heydar Heydar”, assumono così una funzione scenica, inseriti in una mobilitazione che risponde a una regia centrale più che a una dinamica popolare.

Nel frattempo, la distinzione tra spazio civile e spazio militare si assottiglia fino quasi a scomparire. Segnalazioni provenienti da diversi quartieri indicano la presenza di mitragliatrici installate sui tetti di scuole e università, mentre i cortili vengono utilizzati come parcheggi per mezzi militari. In questo scenario, l’avvio dell’anno scolastico avviene sotto una tensione evidente, con famiglie e insegnanti che si trovano a convivere con una trasformazione degli edifici educativi in nodi della sicurezza interna.

La pressione non riguarda soltanto la capitale. A Shiraz, documenti video mostrano uomini armati in motocicletta che percorrono le strade con modalità operative che ricordano le fasi più dure delle proteste degli ultimi anni, mentre lungo le arterie che collegano Qom a Teheran sono stati allestiti posti di blocco con armi pesanti. Anche nella stessa Qom, cuore religioso del paese, emergono segnali di cambiamento, con membri del clero che evitano di mostrarsi in abiti tradizionali e si spostano con discrezione, segno di un clima che investe anche i centri storicamente più allineati al potere.

Un altro elemento attraversa queste testimonianze e riguarda la trasformazione del comportamento delle forze di sicurezza. Le unità che in passato esercitavano il controllo in modo esplicito, attraverso intimidazioni pubbliche e interventi diretti, oggi sembrano muoversi con maggiore cautela, privilegiando posizioni coperte sotto ponti, in gallerie o in strutture temporanee. Questa scelta suggerisce una percezione diversa del rischio, come se la visibilità stessa fosse diventata un fattore da gestire con attenzione.

Il quadro resta frammentario, perché la restrizione dell’accesso a Internet impedisce verifiche indipendenti e limita la circolazione delle informazioni, tuttavia la convergenza delle fonti e la coerenza dei dettagli delineano una città in cui il controllo si esercita attraverso una combinazione di presenza militare, gestione dell’immagine pubblica e riduzione dello spazio informativo. In questo equilibrio instabile, la normalità appare costruita più che vissuta, mentre sotto la superficie continua a muoversi una tensione che fatica a trovare una via di espressione visibile.


Buio a Teheran. Telecamere spente, miliziani mascherati e manifestanti pagati