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Brooklyn, quando un parco giochi diventa bersaglio

L’antisemitismo torna a colpire uno dei quartieri simbolo della comunità ebraica newyorkese

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Brooklyn, quando un parco giochi diventa bersaglio

Non è vero che ci si abitua a tutto. Vi sono cose che non possono né potranno mai essere considerate ‘normalità’ o ‘spirito dei tempi’. A Brooklyn l’antisemitismo ha scelto un luogo che più di altri dovrebbe restare estraneo all’odio, un’area di gioco frequentata da famiglie e bambini, trasformata in poche ore in uno spazio ostile e violato. Nel quartiere di Borough Park, cuore pulsante della presenza ebraica newyorkese, decine di svastiche e scritte antisemite sono comparse su muri, attrezzature sportive e perfino su uno scivolo del parco di Gravesend, lasciando una scia di sgomento che va ben oltre l’atto vandalico in sé. La polizia di New York ha fermato due adolescenti quindicenni, accusati di aver imbrattato l’area con circa cinquanta simboli d’odio, un dettaglio che rende la vicenda ancora più inquietante per la sua ripetizione sistematica e per il contesto scelto.

Secondo quanto riferito dalla New York City Police Department, le segnalazioni sono arrivate nelle prime ore del mattino e hanno fatto scattare immediatamente un’indagine per crimine d’odio. Dopo i rilievi necessari, i servizi municipali hanno provveduto a cancellare le scritte, ma la loro rimozione materiale non basta a dissipare il senso di vulnerabilità che resta tra i residenti. L’Anti-Defamation League ha precisato che si tratta del secondo episodio consecutivo nello stesso parco nel giro di pochi giorni, un elemento che rafforza l’idea di un’azione mirata e non di una bravata isolata, come spesso si tende a liquidare questi fatti quando coinvolgono dei minorenni.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Esponenti delle istituzioni cittadine e statali hanno condannato duramente l’accaduto, parlando di un atto ripugnante che colpisce una comunità già sotto pressione. Tra loro anche il neo sindaco Zohran Mamdani, che ha espresso solidarietà ai cittadini ebrei presi di mira, e la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, che ha sottolineato come un parco giochi debba essere uno spazio sicuro e non il teatro di intimidazioni ideologiche. Parole nette, che però si inseriscono in un contesto ormai segnato da una preoccupante continuità di episodi simili.

I dati più recenti confermano infatti una tendenza che a New York non può più essere ignorata. Dall’ottobre 2023, e in particolare dopo il 7 ottobre, le segnalazioni di atti antisemiti sono aumentate in modo significativo, tanto che, secondo la polizia, gli ebrei rappresentano oggi oltre il sessanta per cento delle vittime di crimini d’odio denunciati in città. Una percentuale che racconta di un clima deteriorato, alimentato da un discorso pubblico sempre più polarizzato e da una normalizzazione di simboli e linguaggi che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati inaccettabili senza discussioni.

Il caso di Borough Park colpisce anche per la sua dimensione simbolica. Non si tratta di un luogo qualsiasi, ma di un quartiere dove la vita comunitaria ebraica è visibile, quotidiana, intrecciata con lo spazio urbano. Colpire un parco giochi significa inviare un messaggio diretto, insinuare la paura nei luoghi della normalità, suggerire che nessuno spazio è davvero neutro o sicuro. Che i responsabili siano adolescenti apre interrogativi ancora più angoscianti, perché rimanda a una diffusione precoce dell’odio, assorbito e replicato senza filtri, forse senza piena consapevolezza, ma con effetti reali e devastanti.

A Brooklyn, come in altre parti della città, la risposta delle istituzioni e della società civile è chiamata a misurarsi non solo con la repressione dei singoli episodi, ma con un lavoro più profondo di prevenzione e di responsabilità collettiva. Cancellare una svastica da uno scivolo è necessario, ma non sufficiente, se non si interviene sulle radici di un antisemitismo che ha smesso di nascondersi e che trova terreno fertile proprio dove dovrebbe esserci solo gioco, incontro e quotidianità condivisa.


Brooklyn, quando un parco giochi diventa bersaglio
Brooklyn, quando un parco giochi diventa bersaglio