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Autorità Palestinese. Mezzo miliardo per il sangue

I fondi dell’AP ai terroristi e il silenzio imbarazzante delle capitali occidentali

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Autorità Palestinese. Mezzo miliardo per il sangue

Le cifre hanno una brutalità che supera qualsiasi dichiarazione diplomatica, perché secondo un rapporto rilanciato da i24NEWS nel 2025 l’Autorità Palestinese ha trasferito circa mezzo miliardo di shekel (circa 125 milioni di euro) a terroristi e alle loro famiglie, distribuendo 395 milioni (circa 98,7 milioni di euro) ai detenuti per reati di terrorismo e altri 92 milioni sempre di shekel (ovverosia circa 23 milioni di euro) ai familiari di attentatori uccisi mentre compivano attacchi, con l’aggiunta di pagamenti speciali destinati a chi è stato liberato negli ultimi accordi sugli ostaggi. Non si tratta di briciole di bilancio, bensì di una voce strutturale che continua a drenare risorse pubbliche in un sistema già fragile, al punto che, secondo quanto riferito da funzionari della difesa israeliana durante una recente riunione di governo, gli stipendi di insegnanti, medici e infermieri dell’Autorità sono stati ridotti pur di garantire continuità a questi versamenti.

Il dato è tanto più sconcertante se lo si confronta con le retribuzioni medie: un dipendente pubblico palestinese percepisce intorno ai 3.000 shekel al mese (pressappoco 750 euro), mentre i pagamenti ai terroristi possono arrivare fino a 12.000 shekel mensili (quasi 3.000 euro). In altre parole, chi ha impugnato un’arma contro civili riceve, dallo stesso ente che dovrebbe amministrare scuole e ospedali, una somma quadrupla rispetto a chi insegna o cura. Spero sia chiaro a tutti che si tratta di una scelta politica, e non certo di un automatismo contabile, scelta che rivela una gerarchia di priorità che premia la violenza e marginalizza la società civile.

Il meccanismo è noto da anni, tanto che nel 2018 Israele ha approvato una legge che impone il congelamento di importi equivalenti a quelli destinati dall’Autorità a individui coinvolti nel terrorismo, trattenendo le somme dalle entrate fiscali che trasferisce a Ramallah; secondo i dati ufficiali, circa 4 miliardi di shekel (intornno a un miliardo di euro) sono stati finora bloccati. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha sollevato la questione anche alle Nazioni Unite, sottolineando come gli impegni pubblici a interrompere questi pagamenti non abbiano trovato riscontro nei fatti.

Di fronte a un quadro del genere, l’atteggiamento di molte cancellerie occidentali suscita più di un interrogativo. L’Autorità Palestinese continua a ricevere sostegno economico e politico, mentre nei suoi bilanci sopravvive una voce che incentiva la violenza e consolida la cultura dell’impunità. Il paradosso è evidente. E cioè, si finanzia un’entità checon una mano chiede aiuti per evitare il collasso econ l’altra remunera chi ha trasformato l’omicidio in un titolo di merito.

Questo sistema alimenta una spirale perversa, perché consolida reti di consenso intorno a chi pratica o giustifica il terrorismo e indebolisce ulteriormente le istituzioni civili. Poi, quando movimenti ancora più radicali guadagnano terreno, si levano lamenti sulla perdita di controllo e sull’ascesa degli estremisti, come se la semina precedente non avesse avuto alcun peso. La responsabilità primaria ricade su chi firma quei bonifici, ma una quota morale grava anche su chi, pur conoscendo i numeri, preferisce girare la faccia dall’altra parte per non disturbare equilibri diplomatici o per non ammettere che la stabilità non si compra ignorando la realtà.

Continuare a parlare di “partner moderato” senza pretendere la fine immediata e verificabile di questi pagamenti significa acconsentire che il denaro pubblico diventi carburante per il terrorismo. Le parole di circostanza, le dichiarazioni prudenti e le generiche esortazioni alla calma suonano vuote davanti a un bilancio che assegna più fondi ai terroristi che ai medici. La pace richiede istituzioni che difendano la vita, non che la monetizzino, e finché questo nodo non verrà affrontato con chiarezza anche a Washington, a Bruxelles e nelle altre capitali occidentali, il silenzio si farà complice di una scelta che premia la violenza e penalizza ogni prospettiva di convivenza.

Autorità Palestinese. Mezzo miliardo per il sangue