Per molti anni l’Australia è stata percepita come una potenza periferica, un grande paese prospero ai margini della geopolitica globale, protetto dalla distanza geografica e dalla stabilità del sistema internazionale. Quella stagione si è chiusa. Negli ultimi anni Canberra ha progressivamente scoperto di trovarsi al centro di una delle aree più contese del mondo, il Pacifico, dove la competizione tra Stati Uniti e Cina sta ridisegnando equilibri militari, economici e diplomatici.
Il cambiamento è stato graduale ma ormai evidente. La crescita dell’influenza cinese nel Pacifico meridionale, gli accordi di sicurezza firmati da Pechino con alcuni piccoli stati insulari e l’espansione delle capacità navali cinesi hanno spinto l’Australia a rivedere profondamente la propria strategia di difesa. Il punto di svolta è arrivato con la nascita dell’alleanza AUKUS, il patto trilaterale con Stati Uniti e Regno Unito che prevede tra le altre cose la fornitura a Canberra di sottomarini a propulsione nucleare e una cooperazione avanzata in tecnologie militari, cyberdifesa e intelligence.
Per l’Australia si tratta di un cambiamento storico. La strategia tradizionale, fondata su una difesa territoriale relativamente limitata e su un forte legame con Washington, si sta trasformando in una politica di deterrenza molto più robusta, che prevede investimenti massicci nelle forze armate, nel controllo delle rotte marittime e nella sicurezza delle infrastrutture strategiche. Il Pacifico, che per decenni è stato considerato uno spazio secondario, è diventato il nuovo fronte della competizione tra potenze.
Questa trasformazione si riflette anche nella politica estera australiana. Canberra ha intensificato i rapporti con Giappone, India e Corea del Sud, consolidando quella rete di cooperazione tra democrazie asiatiche che Washington considera essenziale per contenere l’espansione cinese nella regione indo-pacifica. Allo stesso tempo il governo australiano ha rafforzato la propria presenza diplomatica e gli aiuti economici nei piccoli stati insulari del Pacifico, dove la Cina ha cercato negli ultimi anni di costruire nuove basi di influenza.
Sul piano economico il rapporto con Pechino resta però una delle grandi contraddizioni della politica australiana. La Cina rimane di gran lunga il principale partner commerciale del paese, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni di minerali, carbone e prodotti agricoli. Questa interdipendenza ha creato negli ultimi anni una tensione permanente tra sicurezza e commercio, con Canberra che da un lato cerca di ridurre la dipendenza economica da Pechino e dall’altro sa di non poter recidere facilmente un legame commerciale così importante.
In questo quadro si inserisce anche l’evoluzione dei rapporti con Israele. Le relazioni tra i due paesi sono tradizionalmente solide, fondate su cooperazione tecnologica, sicurezza e innovazione scientifica. Negli ultimi anni il dialogo si è intensificato soprattutto nei settori della cybersicurezza, dell’intelligenza artificiale e della difesa. Israele vede nell’Australia un partner affidabile nel mondo anglosassone e nella regione indo-pacifica, mentre Canberra guarda con interesse all’ecosistema tecnologico israeliano e alle sue capacità nel campo della sicurezza nazionale.
Il rapporto non è privo di tensioni politiche, come spesso accade nelle democrazie occidentali quando il conflitto mediorientale torna al centro del dibattito pubblico, ma la cooperazione concreta tra i due paesi continua a svilupparsi su basi molto pragmatiche. Università, centri di ricerca e imprese tecnologiche collaborano sempre più frequentemente, mentre il dialogo strategico tra i governi si concentra sulle sfide comuni poste dalla sicurezza digitale e dalla competizione globale per le tecnologie avanzate.
L’Australia, in sostanza, sta attraversando una fase di ridefinizione della propria identità internazionale. Da potenza regionale relativamente isolata si sta trasformando in uno degli attori chiave dell’Indo-Pacifico, un paese che deve conciliare la propria prosperità economica con un ambiente strategico sempre più competitivo e instabile.
Per Canberra la questione non riguarda soltanto la sicurezza militare. Riguarda il posto che il paese intende occupare nel mondo nei prossimi decenni. In un Pacifico diventato improvvisamente il centro della geopolitica globale, l’Australia ha capito che restare ai margini non è più un’opzione.
Il Punto.Australia, il continente torna al centro del gioco