In Francia la parola “antisionismo” sta per entrare nel lessico della legge, e non come un’etichetta da talk show, bensì come possibile oggetto di sanzione penale. L’annuncio è arrivato al 40° dîner annuel del CRIF, in una cornice che da mesi è diventata uno specchio fedele delle ansie francesi: antisemitismo in crescita, piazze polarizzate, università sotto tensione, e un governo che fatica a tenere insieme una maggioranza stabile dopo le turbolenze politiche dell’ultimo anno. Sébastien Lecornu ha detto che l’esecutivo intende iscrivere “dès avril” all’ordine del giorno una proposta di legge che penalizzi i “propos antisionistes”, sostenendo che il confine tra critica legittima a un governo israeliano e rifiuto dell’esistenza stessa dello Stato ebraico sia stato deliberatamente confuso e che, per questo, serva un passaggio ulteriore rispetto agli strumenti già esistenti contro l’antisemitismo.
Il punto politico è chiaro e, non a caso, è stato formulato in modo perentorio: per Lecornu, definirsi antisionisti significa contestare il diritto di Israele a esistere e, dunque, chiamare in causa l’autodeterminazione del popolo ebraico. È un salto concettuale che, sul piano dell’opinione pubblica, trova terreno fertile in un Paese dove dal 7 ottobre in poi il dibattito è diventato una prova di nervi quotidiana, e dove la sensazione diffusa è che la violenza verbale abbia smesso di essere una patologia marginale per diventare un fatto di clima.
Il punto giuridico, invece, è più scivoloso. La Francia dispone già di un arsenale contro l’odio razziale e religioso, contro l’apologia del terrorismo, contro la diffamazione e l’istigazione alla discriminazione, e negli anni ha affinato norme e prassi che consentono di colpire l’antisemitismo quando si manifesta in forme esplicite. Inserire l’antisionismo dentro un perimetro penale significa definire con estrema precisione l’oggetto del reato, perché il rischio non è teorico: se la fattispecie viene costruita in modo troppo largo, ogni discorso politico su Israele e Palestina potrebbe finire trascinato in un contenzioso giudiziario; se viene costruita in modo troppo stretto, finirebbe per colpire solo casi-limite, lasciando irrisolto il problema che il governo dice di voler affrontare.
La proposta che Lecornu sostiene è quella depositata dalla deputata Caroline Yadan, eletta nella circoscrizione dei francesi all’estero, e attorno a quel testo si è già formata una frattura netta. A destra, molti sono pronti a votarlo, anche perché la battaglia contro l’antisemitismo è diventata un terreno identitario e una cartina di tornasole dell’autorità dello Stato. A sinistra, soprattutto nell’area della France insoumise, l’annuncio è stato accolto con sarcasmo e allarme, con Rima Hassan che ha liquidato la promessa di Lecornu con una frase che è già un titolo: “On sera tous en prison”. Dietro la provocazione c’è un argomento che verrà ripetuto in aula e fuori: penalizzare l’antisionismo significherebbe, di fatto, restringere lo spazio della contestazione politica, trasformando una categoria storica e ideologica in una parola proibita.
In mezzo, come spesso accade in Francia, c’è la questione dell’ordine pubblico e della coesione nazionale, perché la politica non legifera nel vuoto. Il governo cerca una linea che dica agli ebrei francesi, oggi più esposti e inquieti, che la Repubblica non relativizza l’odio quando si maschera da militanza; e prova contemporaneamente a non consegnare agli avversari l’argomento secondo cui lo Stato starebbe blindando un tema internazionale per ragioni interne, alimentando ulteriormente il sospetto e l’ossessione.
Il vero banco di prova sarà la scrittura concreta della norma e, soprattutto, la capacità di distinguere senza ambiguità tra chi contesta scelte, governi e politiche, e chi mira alla cancellazione di un popolo attraverso la negazione del suo diritto a un’esistenza sovrana. Se quel confine reggerà, Lecornu avrà costruito un nuovo pilastro della risposta francese all’antisemitismo contemporaneo; se quel confine sarà confuso, la legge rischierà di trasformarsi in un detonatore, e non per ragioni ideologiche astratte, ma perché in un Paese già nervoso ogni formula imprecisa diventa benzina.
Antisionismo nel codice penale, la Francia apre un fronte nuovo