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⌥ Antisemitismo, ovvero la nuova normalità

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Ormai non si tratta più di discutere se l’antisemitismo sia o meno in crescita. Quel che possiamo affermare con una certa e angosciata sicurezza èche si sia stabilizzato, che sia entrato a far parte del paesaggio. In Belgio, il fatto che i soldati siano stati messi davanti ai luoghi ebraici non fa più notizia ma parte dell’arredo urbano, come i semafori o le pensiline degli autobus. Proteggere gli ebrei è diventato un servizio pubblico ordinario. E quando una misura straordinaria diventa ordinaria, significa che qualcosa si è rotto in modo profondo.

Nel frattempo, chi devasta, aggredisce, minaccia, trova sempre una giustificazione pronta: rabbia, contesto, causa. La violenza non viene più negata ma spiegata rendendola così commestibile, normale. Il salto è tutto qui. La convinzione di molti è quella che non si tratta più di combattere un fenomeno, ma di conviverci.

L’Europa continua a raccontarsi come spazio di diritti e memoria, eppure non riesce a garantire una cosa elementare: che un ebreo possa vivere senza protezione armata. È una contraddizione che non esplode ma si deposita giorno dopo giorno, episodio dopo episodio, fino a diventare strutturale.

Arrivati dove siamo arrivati, cari signori e care signore, il problema cambia natura perché non è più l’antisemitismo a essere un’anomalia. È la sicurezza degli ebrei a esserlo.


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