Francia e Spagna sono i Paesi europei che suscitano maggiore preoccupazione tra gli israeliani per la diffusione dell’antisemitismo. A indicarle è il 54% degli intervistati in un’indagine condotta dall’Università ebraica di Gerusalemme, che registra un deterioramento profondo della percezione della sicurezza degli ebrei in Europa. Il 69% degli israeliani ritiene che nei prossimi anni le condizioni delle comunità ebraiche europee peggioreranno, contro il 53% rilevato nel 2022.
I dati provengono dal Barometro 2026 del Forum Europa dell’Università ebraica, diretto dalla professoressa Gisela Dachs, e sono stati presentati il 4 ottobre. La ricerca fotografa un cambiamento significativo nell’atteggiamento degli israeliani verso il continente europeo, accentuatosi negli anni successivi al massacro del 7 ottobre 2023 e alla guerra nella Striscia di Gaza.
La graduatoria delle preoccupazioni riserva qualche sorpresa. Francia e Spagna condividono il primo posto, entrambe con il 54% delle indicazioni, mentre il Regno Unito si ferma al 29%. È importante precisare che si tratta delle valutazioni espresse dagli intervistati israeliani, dunque di una percezione dell’antisemitismo, che può essere influenzata dal clima politico, dalle dichiarazioni dei governi e dall’attenzione riservata dai mezzi d’informazione ai singoli episodi. I risultati non costituiscono una classifica statistica delle aggressioni antisemite effettivamente registrate.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla sicurezza. Il 71% degli israeliani considera Israele un luogo più sicuro dell’Europa per gli ebrei. Un giudizio che colpisce, considerando le guerre e le minacce terroristiche con cui lo Stato ebraico continua a confrontarsi. Eppure, per una larga maggioranza degli intervistati, la possibilità di vivere in un Paese nel quale l’identità ebraica costituisce un elemento fondamentale della vita collettiva sembra prevalere sui rischi legati alla situazione militare.
La valutazione cambia radicalmente quando la stessa domanda viene rivolta agli europei. Soltanto il 25% dei francesi ritiene Israele più sicuro dell’Europa per gli ebrei. In Germania la percentuale sale al 27%, nel Regno Unito scende al 24%, mentre in Polonia raggiunge il 35%.
Questa distanza rivela quanto differenti siano le esperienze e le sensibilità delle due popolazioni. Gli europei possono considerare soprattutto i pericoli derivanti dai conflitti mediorientali; gli israeliani sembrano attribuire un peso maggiore all’ostilità antiebraica che percepiscono nelle società europee.
Il sondaggio registra inoltre un vero e proprio crollo della fiducia nell’Unione europea. Nel 2022 il 57% degli israeliani considerava l’Unione un’esperienza complessivamente riuscita. Quattro anni dopo la percentuale è precipitata al 27%, con una perdita di trenta punti che segnala una profonda disaffezione verso le istituzioni comunitarie.
Il giudizio sull’Europa presenta tuttavia differenze rilevanti tra i singoli Stati. La Germania è considerata un Paese amico di Israele dal 43% degli intervistati, seguita dall’Ungheria con il 37% e dalla Polonia con il 21%. Sono risultati che riflettono almeno in parte il peso attribuito alle posizioni politiche dei governi e ai rapporti diplomatici con Gerusalemme.
La ricerca è stata realizzata online dall’istituto Kantar nel maggio 2026 su un campione di 1.003 persone in Israele, comprendente 250 intervistati arabi e 251 ortodossi. La rilevazione europea si è svolta tra giugno e luglio, coinvolgendo mille persone per ciascuno dei quattro Paesi esaminati, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia. Il margine d’errore dichiarato è di 3,1 punti percentuali per ogni campione nazionale.
Al di là delle percentuali, emerge una questione politica e culturale destinata a pesare nei rapporti tra Israele e l’Europa. La crescente sfiducia israeliana investe ormai la capacità delle democrazie europee di garantire alle comunità ebraiche condizioni di sicurezza e una piena libertà di espressione della propria identità.
Il problema riguarda direttamente anche le istituzioni comunitarie, chiamate a misurarsi con un fenomeno che rischia di compromettere la credibilità dei loro impegni contro l’antisemitismo. Perché la distanza tra la sicurezza che gli europei ritengono di garantire e quella che gli israeliani percepiscono continua ad allargarsi. E ricostruire la fiducia, dopo una frattura di queste dimensioni, sarà assai più difficile che riconoscerne l’esistenza.

