Essere ebrei in Romania non è mai stato facile e non lo fu neanche durante il regime comunista (1947-1989). A onore del vero, a parte una discriminazione latente e strisciante, il regime non è arrivato nemmeno lontanamente ai livelli di antisemitismo degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Ciononostante mantenere la propria identità ebraica non era facile e ci si aggrappava a qualunque dettaglio per esaltare il proprio orgoglio identitario. Per il regime si doveva essere tutti rumeni, impegnati nella costruzione del socialismo/comunismo.
Da ragazzino che soffriva per l’astio verso gli ebrei, trovavo in casa un’oasi nella quale mi rilassavo. Là dentro eravamo tutti ebrei, tutta la famiglia. Il papà ascoltava Radio Europa Libera e mi rendeva partecipe, la mamma e il nonno seminavano ebraismo in me, che assorbivo tutto.
Un giorno, sarà stato intorno al 1957-1958, alla radio lo speaker lodò una campionessa mondiale di tennis da tavola, era la rumena Angelica Rozeanu (si pronuncia Roseanu; in rumeno non esiste la s dolce), eroina nazionale. La mamma, che era presente, aggiunse tutta tronfia “ma è ebrea”. Il regime cercava di tenere l’ebraismo della campionessa nascosto, ma gli ebrei, attenti a tutto, lo sapevano. Ma chi era Angelica Adelstein Rozeanu?
Era nata a Bucarest nel 1921 e già all’età di dodici anni, nel 1933, vinse la Coppa della Romania. Poi dal 1936 al 1939 detenne il titolo di campione nazionale. Fu allontanata dallo sport durante la guerra, ma per fortuna non fu deportata durante l’occupazione nazista. Cambiato il regime nel 1945 riprese a vincere campionati nazionali e poi dal 1950 al 1956, per sei volte di fila, fu campione mondiale. Record di vittorie tuttora in vigore. Non solo, complessivamente tra titoli nel singolo, doppio e squadra, vinse 17 titoli in totale. È nel Guinness dei primati, avendo accumulato un totale di 29 medaglie (oro, argento e bronzo) tra Campionati del Mondo e Campionati d’Europa. Fu l’ultima europea a vincere in questo sport, in seguito dominato solo da atlete asiatiche.
L’idillio finì quando suo marito fece domanda per emigrare in Israele. Il regime le propose di chiedere il divorzio e le fu vietato di partecipare ai tornei internazionali. Nel 1960 ebbe il permesso di fare visita a una amica in Austria. Si portò dietro la figlia, ma per non destare sospetti lasciò tutti i trofei a casa. Dall’Austria emigrò in Israele. Arrivata nel nuovo paese, manco a dirlo, divenne campionessa nazionale della specialità.
A questo punto il racconto prende decisamente una piega personale. Nel 1965 frequentavo il liceo in un collegio nella cittadina di Akko in Israele. Un giorno fummo avvisati che la sera si sarebbe svolta nella palestra una partita dimostrativa di ping-pong tra il campione maschile del movimento sindacale Hapoel e una campionessa femminile… Angelica Rozeanu.
E così, l’avrei vista per la prima volta dal vivo. Aveva 44 anni e non li dimostrava affatto. Si muoveva con la grazia di una diciottenne, era uno spettacolo osservarla. Vinse facilmente i primi due set, poi in segno di cortesia concesse all’avversario il terzo set. Al quarto set tornò ad agire da campionessa mondiale in tutta la sua classe, non ci fu storia e vinse 21:4. Tutti i miei colleghi di classe seguivano una partita di tennis da tavola. Per me era molto di più. Mentre Angelica imprimeva alla pallina una velocità tale da renderla invisibile, io vedevo in sottofondo la mamma che parlava di lei al ragazzino che ero quando avevo nove anni.
Questo scritto è la conclusione delle sette puntate dedicate all’ebraismo rumeno, una comunità che ha tanti meriti, meriti pari alla discrezione che l’ha contraddistinta, e che ha fatto della propria modestia un emblema.
Angelica Rozeanu, una campionessa dimenticata
