Home > Esprit du Temps > America volta pagina su Israele

America volta pagina su Israele

Il sondaggio Gallup fotografa un cambio profondo nell’opinione pubblica statunitense, con una frattura generazionale e politica sempre più marcata

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
America volta pagina su Israele

Per la prima volta da quando Gallup misura le simpatie degli americani nel conflitto israelo-palestinese, la quota di chi si dice più vicino ai palestinesi supera, seppure di poco, quella di chi parteggia per Israele. Il dato, pubblicato venerdì, indica che il 41 per cento degli intervistati esprime maggiore simpatia per i palestinesi, mentre il 36 per cento si schiera con Israele; il resto dichiara di non avere preferenze o di sentirsi equidistante. Lo scarto, pari a cinque punti, rientra nel margine di errore statistico, e tuttavia segna un passaggio simbolico che fino a pochi anni fa sarebbe apparso improbabile in un Paese che ha fatto dell’alleanza con lo Stato ebraico un pilastro della propria politica estera.

Appena dodici mesi fa Israele godeva ancora di un vantaggio netto, con un 46 a 33 per cento a proprio favore, mentre oggi quella distanza si è annullata fino a invertirsi. Benedict Vigers, analista di Gallup, ha parlato di un cambiamento “davvero sorprendente”, sottolineando come nel giro di pochi anni un divario consolidato si sia progressivamente eroso. Il dato acquista peso se si considera che Gallup pone la stessa domanda da oltre due decenni e che Israele era sempre risultato in testa nelle simpatie dell’opinione pubblica americana.

La frattura segue linee politiche molto marcate. Tra gli elettori repubblicani il sostegno a Israele resta solido, con il 70 per cento che dichiara di simpatizzare per lo Stato ebraico, anche se il dato è sceso di circa dieci punti nell’ultimo decennio. Tra i democratici il quadro è radicalmente diverso: il 65 per cento afferma di sentirsi più vicino ai palestinesi e solo il 17 per cento a Israele. Gli indipendenti, categoria spesso decisiva nelle competizioni elettorali, pendono anch’essi verso i palestinesi con un margine di undici punti. È qui che si è prodotto lo spostamento più evidente rispetto al passato recente.

Il contesto degli ultimi anni ha inciso in modo evidente. L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva offensiva israeliana a Gaza hanno polarizzato il dibattito pubblico americano, alimentando proteste nei campus universitari e tensioni nelle grandi città. Una parte dell’elettorato democratico ha rimproverato all’amministrazione di Joe Biden di non avere esercitato pressioni sufficienti su Gerusalemme per contenere l’azione militare, mentre il Partito Repubblicano, soprattutto sotto la guida di Donald Trump, ha ribadito un sostegno senza ambiguità a Israele, inserendolo in una visione più ampia di confronto con l’Iran e con i movimenti islamisti.

Anche il fattore generazionale pesa. Secondo i dati diffusi, gli over 55 rappresentano ormai l’unica fascia d’età in cui Israele mantiene un vantaggio nelle simpatie, mentre tra i più giovani prevale una sensibilità diversa, spesso alimentata da una lettura dei diritti umani che tende a guardare con maggiore severità alle operazioni militari israeliane. Questa distanza tra generazioni suggerisce che il cambiamento non sia soltanto contingente, bensì destinato a incidere nel medio periodo sugli orientamenti politici.

Resta il fatto che gli Stati Uniti continuano a essere il principale alleato internazionale di Israele, garantendo sostegno militare e copertura diplomatica nei consessi multilaterali. Tuttavia, quando l’opinione pubblica si muove, anche la politica è costretta a registrare il segnale. Se il consenso attorno a Israele non è più un dato scontato e trasversale, la relazione speciale tra Washington e Gerusalemme entra in una fase in cui la legittimazione interna diventa meno automatica e più esposta alle oscillazioni del clima politico americano.


America volta pagina su Israele